Servono controlli e parcheggi: "Bisognerebbe investire sul fiume. E invece si sceglie di chiudere"

Il blocco di via Alta Tambura nei fine settimana non soddisfa i residenti dei paesi lungo il Renara. Gli abitanti denunciano casi di illegalità e liti sul torrente: cemento, baracche, rifiuti e pozze privatizzate .

Servono controlli e parcheggi: "Bisognerebbe investire sul fiume. E invece si sceglie di chiudere"

Servono controlli e parcheggi: "Bisognerebbe investire sul fiume. E invece si sceglie di chiudere"

Una giungla di auto, moto, scooter lungo la strada stretta che porta a Guadine e alla valle dei Canali. Ma anche una giungla di tavoli, sedie, dighe di sassi e di cemento, “piscine” prenotate, persino cartelli di divieto d’accesso per riservarsi il posto. Piomba come un fulmine nel caos dei bagni estivi nel fiume l’ordinanza che vieta transito e sosta alle auto dei non residenti. E piomba in anni di “abbandono”, segnalazioni cadute nel vuoto, promesse e problemi irrisolti che pesano come macigni sugli abitanti dei paesi a monte. Un ‘far west’ che provoca ogni anno non pochi conflitti tra i “bagnanti” di turno che si “impossessano” del tratto di sponda se non addirittura della pozza, issando recinti e cartelli con la scritta "proprietà privata".

"Basta copiare Malbacco – dicono alcuni residenti – consentendo l’accesso agli abitanti mentre visitatori e fruitori delle pozze dovrebbero raggiungere i luoghi con un bus navetta. Questo basta per regolamentare il flusso del traffico e consentire la fruizione del fiume, e non solo. Un provvedimento simile andrebbe anche a scongiurare il ripetersi di episodi allarmanti che generano risse e alterchi. Non è legale cementificare le sponde del fiume per costruire baracche e piscine, mettere un divieto d’accesso a una pozza perché è stata privatizzata, portare tavoli, sedie, poltrone, generatori di corrente. Servono controlli severi e applicare regole contro l’illegalità perché ogni anno la situazione rischia di degenerare. Hanno fatto bene a mettere il regolamento: va rispettato e sicuramente, migliorato".

"Anziché investire si preferisce chiudere", dicono invece altri residenti della valle del Renara. Chiedono controlli per la gestione del traffico, ma vogliono anche che del loro territorio possano beneficiare i turisti. Quella chiusura al transito e alla sosta non trova tutti d’accordo. C’è chi lo approva, sentendosi libero dall’ingorgo del traffico, e chi lo percepisce come la fine dei bagni estivi nel torrente. Un’estate che dura un mese e mezzo a Guadine: dopo ferragosto ci vuole la maglia di lana e nel fiume non c’è più nessuno. Vero è che in quella breve estate non sono mai mancate le proteste per la strada sporca, l’abuso del fiume, le soste selvagge che hanno impedito anche l’arrivo dei mezzi di soccorso. E non sono mai stati presi provvedimenti utili a limitare disagi e pericoli. Ma, di colpo, arriva lo stop nei weekend a tutti gli automobilisti non residenti, a Guadine c’è chi si è già munito di pass ma non è contento. "Non è giusto questo provvedimento – osserva un anziano –. Abbiamo impegnato vent’anni di lotte e battaglia contro le cave e l’inquinamento per avere un fiume e pozze pulite, per fare del torrente un’oasi fruibile a tutti. E adesso? Si chiude? Certo i controlli ci vogliono, ma ci sono spazi che consentirebbero parcheggi per centinaia di auto: come prima della strada per Casania, nel piazzale di Renara. Basterebbe organizzazione e volontà di investire. La strada è stretta e servirebbero piazzole libere per consentire a due auto che s’incrociano di rientrare, e il passaggio ai mezzi di soccorso".

"Perché non mandare pattuglie di vigili anziché chiudere? – dice una donna – Si fanno le multe ma non si può chiudere. Nei paesi vivono soprattutto famiglie anziane e il sabato e la domenica riceviamo visite dei parenti: non potranno più passare? Vivremo ancora più in solitudine?" Insomma, il problema esiste ma si può affrontare diversamente. Nei weekend estivi, resterebbero “isolate” le frazioni di Guadine, Gronda, Redicesi, Resceto e Casania, accessibili solo ai residenti.

"Il fiume vissuto a noi piace – osservano altri –. La soluzione? Annullare il provvedimento: un luogo così deve essere vivibile per tutti". "Il turismo in montagna va incentivato non respinto. Bisogna creare aree per parcheggi, attivare servizi navetta. E poi pensiamo alla bottega di Guadine, al B&B di Gronda, al rifugio Nello Conti. Non è giusto penalizzare tutti i paesi. Non è così che si fa: si preferisce chiudere tutto anziché cercare soluzioni".

Angela Maria Fruzzetti