Massa Carrara, 1 luglio 2014 - Secondo giorno di serrata per le cave di marmo delle Apuane contro il nuovo piano paesaggistico della Toscana, da questo pomeriggio in votazione in Consiglio regionale. Alcune decine di manifestanti, in rappresentanza di Legambiente, Cai, Italia Nostra e decine di sigle ambientaliste stanno tenendo un presidio in via Cavour davanti all'ingresso di palazzo Panciatichi per chiedere tutele per le Alpi Apuane. Proprio questo pomeriggio, infatti, il Consiglio regionale varera' il Pit con valore di piano paesaggistico, che prevede- nella sua ultima formulazione- maglie piu' larghe per l'attivita' estrattiva all'interno del parco delle Apuane, consentendo la riapertura delle cave dismesse da 20 anni. "Siamo una rappresentanza di associazioni ambientaliste che si battono da anni. Presentiamo una petizione con quasi 100 mila firme, per tutelare il parco- spiega alla 'Dire' Rosalba Lepore coordinatrice dei comitati in difesa della montagna-. Chiediamo che si torni alla bozza Marson del Pit, che stabiliva una chiusura progressiva delle cave all'interno del parco. Invece, con le modifiche apportate in commissione si riaprono quelle dismesse". I promotori della raccolta delle firme, ricevuti nell'ufficio della presidenza del Consiglio regionale, a nome degli oltre 87 mila aderenti, ne fanno anche una questione di legalita': "Fosse stata rispettata la legge regionale 78 del 1998 le Apuane sarebbero gia' salve".​

Stamani c'e' stata anche una protesta a Carrara con oltre 500 persone, questo il dato del commissariato, che hanno presidiato il Comune e poi si sono riversati nella sala di rappresentanza in assemblea. La protesta riunisce il mondo del marmo in tutte le sue sfaccettature, imprenditori e cavatori. Il presidente di Assindustria di Massa Carrara Giuseppe Baccioli ha voluto dare fiducia ai consiglieri regionali che ieri hanno promesso di emendare il piano in favore delle cave di marmo e dei suoi lavoratori. "Se non verremo ascoltati - ha poi dichiarato - andremo in 10 mila sotto la Regione a manifestare, per dimostrare che nel comparto del marmo ci lavorano anche 15 mila persone. Dobbiamo organizzarci bene. Da domani intanto si torna tutti a produrre, ma mantenendo alta l'attenzione sulle promesse della politica".