Lunigiana Tra miti, misteri e leggende

Una pagina Facebook svela gli aspetti “insoliti” del territorio, dal meteorite caduto a Bagnone a“la casa delle streghe” di Lusuolo

Lunigiana Tra miti, misteri e leggende
Lunigiana Tra miti, misteri e leggende

Un meteorite ferroso caduto in Lunigiana. Il muraglione di Iera. Un antico ponte a schiena d’asino, a Zeri. Sono solo alcuni dei misteri e delle curiosità della Lunigiana, che da un po’ di tempo si possono vedere online. Dove? Consultando la pagina Facebook ‘Lunigiana insolita’. Si tratta di un sito web di cultura e società con annessa pagina Facebook che conta oltre diecimila followers e pubblica notizie curiose sul nostro territorio. Un buon modo per conoscere non solo la Lunigiana tradizionale fatta di borghi e castelli, ma anche qualcosa di più originale.

Tra gli ultimi post pubblicati quello che racconta il ritrovamento del meteorite ferroso più pesante d’Italia, caduto a Bagnone. Il suo ritrovamento fortuito ha una storia del tutto particolare che coinvolge vari personaggi locali. "Venne scoperto più di 100 anni fa – si legge –. Inizialmente ignorato e posizionato sul bordo di un campo, attualmente è in esposizione permanente a Pisa ed è stato battezzato col nome Bagnone. Il peso di questo straordinario reperto celeste è davvero impressionante: 48 chilogrammi". Visitando il sito internet si possono vedere le foto e si possono apprendere tanti dettagli in più. Nell’ultimo post foto di euderi e l’invito ai naviganti social a riconoscerli. Sono nel Comune di Mulazzo e il quiz è "molto molto difficile". "I locali la chiamavano “la casa delle streghe” – racconta il post : e una leggenda narra di un passaggio segreto con un vicino castello di Lusuolo (qualcuno afferma di aver visto un cunicolo ormai ostruito). Il rudere ha anche una cisterna che potrebbe aver alimentato la leggenda. L’autore della pagina spera di capire quale fosse l’uso dei ruderi fotografati ma al momento ancora non sono identificati

C’è poi la Stua di Iera, chiamata ‘Il Muraglione’: era una imponente diga di pietra aperta al centro. L’apertura veniva chiusa da tronchi di legno e una saracinesca di legno che veniva aperta per lo scopo. Era un invaso che veniva riempito solo all’occorrenza e probabilmente nei periodi in cui il torrente aveva portate d’acqua maggiori. L’autore chiede anche aiuto e informazioni, come quando ha pubblicato immagini del Mulino del Riccio di Tendola, frazione del comune di Fosdinovo. "Chi è pronto a cercare di svelare la storia di questo luogo? – ha scritto –. Lasciate un commento o scrivetemi in privato se conoscete almeno parte della storia di questo mulino. La struttura è chiaramente antica e ha attraversato diverse trasformazioni nel corso del tempo. L’arco sembra essere stato modificato almeno due volte. Nella parete nord c’era un’apertura che è stata successivamente sigillata. Chissà se l’hanno fatto per proteggersi dal freddo o se c’è un’altra spiegazione. Le supposizioni sono ben accette, le notizie certe ancora di più".

Obiettivo della pagina è non lasciar morire la storia dei nostri luoghi. "Per rispondere ai tanti che mi chiedono il perché condivido questi luoghi – si legge ancora – la risposta è semplice: farli amare è la loro unica salvezza: la condivisione presuppone anche che più occhi siano meglio di pochi nel sorvegliarli".

Monica Leoncini