“Dico adunque che giá erano gli anni della fruttifera Incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nell’egregia cittá di Firenze, oltre ad ogni altra italica nobilissima, pervenne la mortifera pestilenza.” Ecco l’incipit del Decameron di Giovanni Boccaccio, una testimonianza della Peste Nera, l’epidemia che tra il 1347 e il 1352 si portò via 20 milioni di persone. Manzoni invece scrive, a proposito della Peste nella Lombardia del 1600: “Era in quel giorno morta di peste, tra gli altri, un’intera famiglia. Nell’ora del maggior concorso, in mezzo alle carrozze, i cadaveri di quella famiglia furono, d’ordine della Sanità, condotti al cimitero suddetto, sur un carro, ignudi, affinché la folla potesse vedere in essi il marchio manifesto della pestilenza.” Partendo da queste testimonianze abbiamo cercato le pandemie del passato. Il primo contagio di Vaiolo sembra risalga al 1350 a.c. quando le popolazioni egizie si scontrarono con le Ittite. Del 541 è la Peste di Giustiniano che mise in ginocchio l’Impero. Nel 1500 durante la conquista spagnola in America, il Vaiolo uccise tre milioni di indigeni. E il ‘900? E’ stato flagellato dall’Influenza Spagnola, l’Asiatica, l’HIV, la SARS, l’influenza Suina N1H1 e l’Ebola. La storia insegna che per sconfiggere i nemici invisibili l’uomo deve attivare le più misure di contrasto, che sono: responsabilità, rispetto e solidarietà.