di Massimo Stefanini I vecchi sussidiari di geografia riportavano i 4810 metri di altezza. Poi scesi a 4805, la vetta più alta d’Europa. Con l’obiettivo del tetto del Mondo, l’Everest. Il Monte Bianco. Arrivarci è davvero essere sul tetto del Vecchio Continente. La Champion’s League dell’alpinismo. Potremmo definirla così l’impresa del lucchese atelta paralimpico Andrea Lanfri che, insieme al biellese Massimo Coda, ha partecipato ad un tour estivo, con l’obiettivo di scalare alcune delle montagne italiane più famose: un tris d’assi come Marmolada, Gran Paradiso e...

di Massimo Stefanini

I vecchi sussidiari di geografia riportavano i 4810 metri di altezza. Poi scesi a 4805, la vetta più alta d’Europa. Con l’obiettivo del tetto del Mondo, l’Everest. Il Monte Bianco. Arrivarci è davvero essere sul tetto del Vecchio Continente. La Champion’s League dell’alpinismo. Potremmo definirla così l’impresa del lucchese atelta paralimpico Andrea Lanfri che, insieme al biellese Massimo Coda, ha partecipato ad un tour estivo, con l’obiettivo di scalare alcune delle montagne italiane più famose: un tris d’assi come Marmolada, Gran Paradiso e Bianco. Performance che racchiudono il sapore della conquista.

"Ho percorso varie creste, ma mai ero salito in vetta – commenta Lanfri – ; questa volta, però, dal versante italiano: ero determinato a conquistare la sommità, percorrendo dislivelli importanti in un contesto spettacolare. Per me è stato come rivivere l’emozione del Nepal, arrivare in vetta da capocordata è stata una soddisfazione doppia.

"La concentrazione è sempre stata alta fra crepacci, creste, nemmeno un errore era permesso. Questa è la terza vetta di cinque, non la più difficile, ma, comunque un bel traguardo, lasciandomi un ricordo indimenticabile – spiega Lanfri –: dalla vetta più alta delle Dolomiti, la Marmolada, 3.343 metri, alla salita del Gran Paradiso nelle Alpi Graie, a quota 4.061 e, infine, alla montagna considerata il Re delle Alpi".

Questi sono solo alcuni dei ricordi e dei souvenir che Lanfri si è portato a casa durante questa avventura estiva, tutt’ora in corso. L’ultima grande impresa dell’atleta lucchese, sempre alla ricerca di nuovi traguardi da tagliare, è stata la salita della "Dama Bianca" dal versante tricolore. "Credo che la nostra cordata sia unica al mondo – esclama il campione – ; raggiungere la vetta per noi ha avuto un sapore molto dolce, spero di aver abbattuto molti pregiudizi. Abbiamo deciso la via Ratti, perché pensavamo fosse la più bella e le aspettative non hanno deluso".

Lanfri, alla notizia della riapertura della spedizione per il 2021, è felice di poter continuare il suo percorso verso l’Everest, per diventare il primo uomo con amputazioni sia agli arti superiori sia agli arti inferiori a scalare il mito, con i suoi 8848 metri. Un sogno, ormai, che coltiva da anni e sempre più realizzabile.

"Ad oggi – afferma il campione – manca ancora una parte per completare finanziariamente la spedizione per l’Everest, ma sono ottimista. A primavera ci potrebbe essere l’ok e, per me, sarebbe davvero un sogno ineguagliabile".

Lanfri ha conquistato, nel recente passato, il Monte Rosa, 4554 metri. Poi, in un crescendo rossiniano, la scalata del vulcano Chimborazo in Ecuador a 6292 metri sul livello del mare, per finire con una parte dell’Himalaya in Nepal a 7000 metri.L’Everest rappresenta il sogno che il lucchese sta inseguendo e che costituirebbe la ciliegina sulla torta per una carriera straordinaria.