Lucca, 11 luglio 2018 - Abbassare il costo del lavoro, tagliare gli stipendi, o perdere il posto. Senza alternative. «Un gioco al ribasso sulla pelle dei dipendenti, dumping sociale». E così il mercato globale, in fuga verso paesi dove gli operai costano meno, mette in crisi un’altra azienda. Stavolta si tratta dello stabilimento garfagnino della Schott Italvetro, a Borgo a Mozzano: 155 dipendenti in tutto. L’azienda, nell’incontro con i sindacati e le Rsu, ha messo le carte sul tavolo con tagli decisi, pari a oltre un quarto dell’attuale forza lavoro: 40 esuberi. «Una doccia fredda – commentano i segretari di Filctem Cgil e Femca Cisl, Paolo Bruni e Andrea Satti –. E’ vero che a maggio e giugno l’azienda aveva fatto ricorso alla cassa integrazione ma i numeri non erano certo questi». 
 
La crisi arriva da lontano e ha diversi fattori trainanti. L’azienda opera nel settore dei pannelli di vetro per elettrodomestici, cucine, piani di cottura, frigoriferi e forni. «L’attività principale è quella dei piani di cottura, lastre di vetro a 8 millimetri – spiega Bruni –: questa in realtà non è in crisi ma la linea produttiva è stata recentemente automatizzata (con un investimento dell’industria 4.0 per un periodo di start up coinciso all’incirca con quello della cassa integrazione) e riesce a produrre di pù con meno addetti». In crisi, invece, è il settore del vetro 4mm, le porte per i tradizionali forni da cucina: «Alcuni dei maggiori clienti si sono spostati all’estero – proseguono i sindacalisti –, in particolare la Whirlpool di Albacina in Polonia che ora si rifornisce in Turchia».

Il risultato è ovvio: meno commesse e meno guadagni, bilanci in perdita a cui l’azienda vorrebbe far fronte tagliando il costo del lavoro. «In tutto sono 40 dipendenti, una ventina fra la linea degli 8mm e un’altra ventina fra quella dei 4mm, operai e impiegati». La terza strada sarebbe quella di un rilancio della competitività tramite gli ammortizzatori sociali ma su questo fronte l’azienda ha messo paletti a cui lavoratori e sindacati non vogliono sottostare: «Sono disposti a sedersi a un tavolo di trattativa a condizione che si decida una riduzione sul costo del lavoro attraverso la rinuncia alla contrattazione di secondo livello, quella aziendale, che pesa per un 10% annuale sugli stipendi. Non ci stiamo. E’ inacccettabile voler recuperare la competitività sui concorrenti basando tutto sul costo del lavoro: bisogna puntare a nuove organizzazioni e scelte strategiche». Così ieri in assemblea lavoratori e sindacati hanno sceso di andare allo scontro: dichiarato lo stato di agitazione con 40 ore di sciopero, 8 già fissate per lunedì prossimo, in occasione dell’incontro con l’azienda (previsto anche un presidio davanti all’associazione degli industriali di Lucca) e le altre da programmare nell’assemblea dei lavoratori in programma domani.