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di PAOLO PACINI

PASQUALE Russo dovrà scontare 30 anni di carcere per il brutale omicidio di Vania Vannucchi, l’operatrice socio sanitaria di 46 anni, da lui data alle fiamme il 2 agosto 2016, nel piazzale dietro l’ospedale Campo di Marte, solo perché lei aveva deciso da tempo di chiudere la loro storia. La condanna è diventata ora definitiva.

LA PRIMA sezione della Corte di Cassazione ieri ha infatti rigettato l’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Pamela Bonaiuti, confermando nella sostanza le sentenze di 30 anni di reclusione inflitti in primo grado a Russo dal gup Antonia Aracri (in abbreviato) e poi in appello a Firenze, per omicidio volontario aggravato da crudeltà e atti persecutori. I giudici della Suprema Corte hanno invece accolto un’istanza della difesa, escludendo l’ulteriore aggravante della premeditazione.

«SIAMO soddisfatti per questa sentenza – è il commento dei genitori Alvaro e Giovanna Vannucchi, assistiti ieri dagli avvocati Elena Libone e Claudia Selmi – che crediamo renda giustizia nella sostanza a Vania. L’impianto accusatorio ha retto in tutti e tre i gradi di giudizio con la conferma dei 30 anni e delle aggravabnti di stalking e crudeltà...». «Il fatto che la Cassazione abbia escluso la premeditazione – è invece il commento dell’avvocato difensore Pamela Bonaiuti – dimostra che Pasquale Russo è colpevole di quel delitto, ma non è un mostro...».

I GIUDICI della Suprema Corte (presidente Angela Tardio) hanno sostanzialmente accolto l’intera ricostruzione dell’atroce delitto fatta a suo tempo dal pm Piero Capizzoto e dalla suadra mobile della questura di Lucca. Il femminicidio di Vania (che all’epoca lavorava all’ospedale di Cisanello) fu purtroppo la punta estrema di una condotta persecutoria nei confronti della povera donna, ‘colpevole’ di aver troncato da mesi la relazione con Pasquale Russo. Lui era geloso e violento, non si rassegnava. Dopo averle rubato il cellulare, entrandole in casa la notte precedente, lui quel 2 agosto 2016 l’aveva attirata a un appuntamento trappola dietro l’ex ospedale Campo di Marte, con la scusa di restituirle il telefonino. Dopo una violenta lite, la cosparse con la benzina di una tanica che aveva nel bauletto del suo scooter) e le dette fuoco, fuggendo via mentre Vania, avvolta dal fuoco, gridava e tentava una disperata quanto inutile fuga di pochi metri. Lui fuggì a casa in scooter, ignorandola. Credeva che fosse morta quasi all’istante, invece Vania riuscì a mettere subito gli inquirenti sulle tracce dell’omicida: «Cercate Pasquale, è stato lui...», furono le sue ultime drammatiche parole.