Oltre alla solidarietà, la pagina Facebook della donna è stata inondata da commenti negativi (Archivio)
Oltre alla solidarietà, la pagina Facebook della donna è stata inondata da commenti negativi (Archivio)

Lucca, 10 febbraio 2019 - «Ero consapevole che raccontare la storia di mia figlia mi avrebbe esposto a critiche e a dibattiti anche vivaci perché conosco la contrapposizione che l’argomento vaccini può suscitare. Questo me lo aspettavo, sinceramente, quello che invece mi ha molto scosso è stata la potente violenza verbale contenuta in molti messaggi che mi sono giunti da ogni parte d’Italia». A parlare è Tarita Poli, la mamma della bambina di 7 anni tolta dalla sua classe di prima elementare dopo la notizia della presenza di almeno un bambino affetto da varicella nel suo Istituto comprensivo, condizione che avrebbe potuto essere particolarmente nociva per la sua salute minata da una grave malattia in fase di remissione.

Tarita nei giorni scorsi ha scritto al ministro della Salute, Giulia Grillo, per raccontarle il travaglio suo e della sua famiglia in lotta per offrire una vita sociale normale alla bambina, chiedendo chiarezza legislativa e regole stringenti sulla vaccinazione. Questo ha scatenato gli internauti, per lo più quelli di indirizzo opposto che nelle ore scorse hanno invaso il suo profilo Facebook scrivendo ogni tipo di epiteto e di accusa, non ultima quello di volere il male degli altri bambini, quelli fortunatamente sani. Tanto che la donna è stata costretta a cancellare circa 300 commenti (con insulti) dalla sua pagina. «É talmente E accecata dal problema di sua figlia – inveisce una signora inferocita – da prendere in considerazione soltanto quello tra l’altro, assolutamente minoritario e, entrando nella casistica e statistica, praticamente irrilevante». Sua figlia è malata, immonudepressa, ha avuto un trapianto di midollo? Umanamente mi dispiace - dichiara un signore del Nord sotto un post di Tarita -, ci mancherebbe, ma se la tenga a casa. I vaccini sono spesso pericolosi anche per i bambini senza alcun particolare problema e il Ministro non può pensare solo a una minoranza di cittadini, deve occuparsi anche di tutti gli altri». Questi alcuni tra le diverse centinaia di interventi apparsi su Facebook, quelli più ‘morbidi’ e trascrivibili, ai quali vanno aggiunti quelli ricevuti nella posta privata.

Una situazione difficile che ha costretto Tarita a chiedere pubblicamente di non entrare con messaggi privati e l’ha poi indotta a bloccare i contatti più offensivi. «Sembrava una guerra - racconta ancora inquieta Tarita - senza esclusione di colpi, con al centro me e la mia bambina. Dopo aver informato che sarei ricorsa a mezzi opportuni per proteggermi, gli attacchi si sono quasi esauriti. Oltre a quelli che io stessa ho bloccato c’è stata anche una sorta di autocensura, nel senso che alcune frasi, quelle più forti, sono state cancellate dagli stessi autori, scomparsi del tutto dai radar. Ho raccontato la mia storia, gli altri possono certo spiegare il loro percorso e intervenire in un dibattito, ma non con questi modi intimidatori, questo non lo consento. A consolarmi c’è stato l’abbraccio dei compaesani e delle persone che ci conoscono che non è mancato, quasi come fosse uno scudo protettivo.»

Fiorella Corti