La manifestazione dopo l'omicidio di Vania (foto Alcide)
La manifestazione dopo l'omicidio di Vania (foto Alcide)

Lucca, 28 ottobre 2016 - Ha ucciso Vania con premeditazione e lucida crudeltà, al termine di una lunga serie di atti persecutori andati avanti per mesi in un crescendo sempre più inquietante. Queste le conclusioni del pm Piero Capizzoto che ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio di Vania Vannucchi, la 46enne operatrice sanitaria bruciata viva dal suo ex amante Pasquale Russo lo scorso 2 agosto. Lui le dette un ultimo appuntamento trappola: la attirò dietro l’ex ospedale Campo di Marte con la scusa di restituirle il cellulare che lui stesso le aveva rubato in casa la notte precedente. Al termine di una violenta lite, le versò addosso una tanica di benziona e appiccò il fuoco, fuggendo subito via in scooter. Il magistrato ha chiuso le indagini preliminari e notificato l’avviso agli avvocati difensori Paolo Mei e Pierluigi Cesaretti.

La difesa ha ora venti giorni di tempo valutare le carte e decidere se produrre particolari documentazioni, come l’annunciata perizia psichiatrica sull’omicida. Non è però chiaro se questa perizia verrà effettivamente eseguita per giocare la carta di un eventuale vizio di mente totale o parziale. Pasquale Russo, rinchiuso nel carcere di Prato, non è stato ancora valutato dal consulente indicato a suo tempo e per la Procura allo stato degli atti non si pone alcun dubbio sulla sua capacità di intendere e di volere. Quello che emerge dagli atti di indagine affidati alla Squadra mobile della questura, diretta dalla dottoressa Silvia Cascino, è un quadro inquietante di stalking prolungato che precede l’atroce delitto del 2 agosto. Pasquale Russo, 46 anni di Segromigno in Monte, padre di tre figli, aveva avuto una relazione con Vania, ma non si rassegnava al fatto che lei avesse voluto troncarla fin dalla primavera scorsa.

Anche dai telefonini esaminati dagli inquirenti è emerso che lui aveva continuato a cercarla e molestarla. La minacciava e le era entrato in casa più volte di nascosto. Anche la notte prima del delitto, Pasquale Russo si era introdotto nell’abitazione di Vania a San Marco, arrampicandosi su un forno per barbecue, poi su una grondaia e infine entrando dalla finestra di camera aperta. Le aveva rubato il cellulare. Un’esca per costringerla ad incontrarlo. Nel frattempo lui aveva studiato il suo piano omicida e riempito una tancia di benzina. Lei era andata lì tranquilla. Pensava di poterlo «gestire». Si sbagliava. Ma l’ha capito troppo tardi che quello non era un uomo.