Vanessa Paterni, con il cane Black
Vanessa Paterni, con il cane Black

Diecimo (Lucca), 20 gennaio 2020 -  La notizia della prossima chiusura del Canile ‘Le Selvette’ di Diecimo, prevista per venerdì 31 gennaio, fino dalla sua prima diffusione pubblica ha suscitato una marea di reazioni, che continua a crescere senza sosta. Disagi divulgati anche in Rete, con i social media invasi da appelli di ogni genere e richieste di aiuto. Tra gli internauti più attivi ci sono gli amici degli animali, famiglie che nel canile hanno adottato il loro amico a 4 zampe o sostenuto, anche economicamente, situazioni critiche e tante associazioni del territorio attive nella difesa dei cani abbandonati.
Tra i temi più caldi emerge la drammaticità, in prospettiva, di essere privati di un presidio così importante a difesa della sicurezza e della salute pubblica, oltre che riferimento fondamentale nell’intervento immediato, dell’intera Valle.
 

A preoccupare è anche la sorte dei cani in affido al canile, oltre 50 di ogni età, costretti a subire nuovi traumi causati dal trasferimento in un luogo estraneo. Tanti i casi per i quali anche Vanessa Paterni, l’operatrice responsabile del canile Le Selvette, esprime angoscia. Storie che riflettono una realtà spesso non troppo conosciuta dove a incidere è l’età, la taglia, il carattere, ma anche il pregresso del cane che aspetta solo una famiglia dove vivere. Tra tutte queste ritroviamo una vicenda che, purtroppo, abbiamo raccontato la scorsa estate con il protagonista, il cane allora chiamato Nerone poi identificato come Black, che aveva commosso chiunque per l’attaccamento dimostrato verso il suo padrone. L’80enne, che condivideva la sua vita solo con Black, fu colpito da un fatale malore, il cane lo vegliò per ore abbaiando per segnalare la tragedia consumata.
 

All’arrivo dei soccorritori per l’uomo non c’era più niente da fare e la loro più grande difficoltà fu quella di avvicinarsi al corpo senza vita perché Black lo impediva, in un ultimo tentativo di protezione dell’amico. "Mi chiamarono perché non riuscivano a calmare Black - ricorda Vanessa, l’unica che riuscì a condurre con sé il cane ormai senza forze -, io lo conoscevo, era stato da me in occasione di un breve ricovero del suo proprietario, un cane mansueto, al mio arrivo non sembrava più lo stesso cane. Purtroppo quella tragica esperienza, il distacco forzato e prolungato dall’amico con il quale viveva in simbiosi, lo ha segnato e oggi cerca una famiglia adottiva particolare. Non sopporta la solitudine e da mite qual è caratterialmente, si trasforma se lasciato da solo. Soffre molto e ha crisi di panico. Sarebbe l’ideale come compagno di una persona che vive stabilmente in casa, non cerca attenzioni, ma costante compagnia umana. L’adozione, del resto, è un atto di pura generosità che, con il tempo, si trasferisce in proiezione dall’altro a se stessi".
 

Fiorella Corti
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