Piombino (Livorno), 26 gennaio 2017 - Settant’anni di continuo sviluppo, dagli spacci di quartiere del dopoguerra, alla catena di negozi che oggi si dipana in mezza Toscana, Lazio e Campania. Dalla storica e operaia Coop "La Proletaria" alla più moderna (e asettica) Unicoop Tirreno. Per la prima volta il modello di sviluppo della grande distribuzione cooperativa in Toscana va in crisi e presenta il conto: 600 esuberi, tagli ai punti vendita e un piano di riorganizzazione duramente contestato dai sindacati. Al punto che ieri, dopo le assemblee nella sede centrale di Vignale Riotoro e a Livorno, la Uiltcs ha proclamato uno sciopero per il 2 febbraio e una manifestazione proprio davanti alla storica sede piombinese della cooperativa.

Unicoop Tirreno da parte sua afferma di aver evitato guai peggiori grazie all’alleanza con le altre grandi Coop, ma che è necessario arrivare a un pareggio di bilancio per mettere al sicuro in modo definitivo l’azienda. Il presidente Marco Lami spiega così il senso del piano industriale: "Si tratta di creare le condizioni, pur in un contesto di crisi dei consumi e di crescita della concorrenza, per avere una azienda in salute, in grado di competere e di produrre servizio e valore nei territori di presenza".

"Sappiamo – ammette – che si prospetta un percorso duro, ma la nostra intenzione è quella di trovare un accordo con le organizzazioni sindacali. Gli obiettivi sono imprescindibili, per gli impegni che ci siamo presi e per avere le condizioni per il rilancio. Gli interventi e le possibili soluzioni sono in discussione. Naturalmente ci auguriamo che si riesca ad arrivare a scelte condivise".

Invece i lavoratori non la pensano proprio così. "Sono soltanto i dipendenti a pagare il prezzo della ristrutturazione – dice Pieralba Fraddanni, segretaria generale della Filcams Cgil di Livorno – e non possiamo permetterlo. Ci è stato presentato un piano di tagli definito non trattabile, che per noi è impossibile accettare sia nel merito che nel metodo".

481 esuberi equivalent full time, che quindi, considerato l’alto numero di part time, potrebbero trasformarsi in oltre 600 licenziamenti, 8 negozi in cessione e 16 le chiusure. Anche Marco Conficconi segretario Uiltucs Toscana è sulla stessa linea: "Chiediamo ai nuovi amministratori commissari chiamati a ricercare le possibili soluzioni – afferma – di presentare un vero piano industriale, articolato e credibile, degno di questo nome, e non un mero taglio del personale".

"Proprio quel personale che senza alcuna responsabilità – continua Conficconi – ha consentito alla cooperativa, in questi anni, di andare avanti. Un piano industriale dove si ritrovino progettualità e sviluppo".

E i lavoratori, ieri in assemblea a Piombino e Livorno chiedono anche l’azzeramento di tutte le consulenze.

L.F.