
Padre Gianluigi Ameglio, genovese di origine, ha saputo creare a Spezia una profonda rete di solidarietà
Soltanto da poche settimane ha lasciato Spezia, chiamato a svolgere un nuovo importante incarico. Padre Gianluigi Ameglio infatti è stato nominato Commissario di Terra Santa a Milano. Sempre di corsa, impegnatissimo ma allo stesso modo attento a quello che accade intorno e nonostante gli impegni ha seguito la nuova testimonianza di affetto e solidarietà arrivata da Spezia. La città che lo ha conosciuto e apprezzato per il suo vivere in prima linea guardando i bisogni e le difficoltà.
"Spezia è un città – spiega – dal grande cuore che ha dimostrato di rispondere presente ogni volta che è stata chiamata in gioco. Questo l’ho imparato in prima persona e lo porterò per sempre con me nelle mie prossime esperienze".
Genovese di nascita, 59 anni, dal 2016 ha iniziato a costruire in città attraverso la fitta collaborazione, anche economica, una rete di accoglienza che ha coinvolto tantissimi sostenitori e consentito di dare ascolto e aiuto a tanti bisognosi. Ha da poco lasciato l’incarico di superiore della fraternità dei frati di Gaggiola andando a subentrare a fra Francesco Ielpo adesso delegato per l’Italia del Custode di Terra Santa.
Lo sa che ha lasciato un bellissimo ricordo in città?
"Ho semplicemente cercato di essere fratello di tutti. Il mio merito è relativo. Un uovo ha la vita dentro una e se viene covato nasce un pulcino. Spezia aveva soltanto bisogno di essere coinvolta".
Che ricordo ha dei volontari?
"A volte mi domando come sia stato possibile mettere insieme così tante persone. Alcune le ho trovate in fondo alla chiesa, quasi volessero nascondersi o non mettersi in mostra. E sono diventati preziosi". Ancora una volta Spezia è chiamata a dare una mano. Vedere da lontano questa prova di solidarietà cosa le fa pensare?
"Sono davvero molto orgoglioso di vedere che siamo ancora forti e soprattutto non delusi. Perchè in questo modo si corre il rischio di diventare deludenti".
Cosa si è portato in valigia della sua esperienza spezzina?
"Spezia è stato un trampolino importante. Non potrò mai dimenticare la palestra fatta in città insieme a persone meravigliose. Si è rivelata un’esperienza forte che mi ha consentito di poter affrontare nuovi passaggi e intraprendere nuove strade. La nostra forza deve essere sempre quella di metterci in cammino se vogliamo essere vivi. Vivere non soltanto fisicamente ma nella mente e nelle azioni quotidiane".
Che cosa ha dimostrato Spezia nel campo dell’accoglienza?
"Di avere un’intera città in prima fila e non soltanto la chiesa. E poi ci sono i meravigliosi volontari e quella forza rappresentata da don Luca Palei e dalla Caritas".
Parliamo di lei. Come si sta trovando nel nuovo ruolo?
"Mi trovo benissimo. Essere il nuovo Commissario di Terra Santa è una esperienza forte. E’ un mondo nuovo, ci sono sguardi differenti da guardare. E’ pur vero che siamo dentro a una situazione non affatto semplice ma doppiamo portare la Terra Santa tra la gente".
In cosa consiste la sua missione?
"Il commissario è una sorta di facilitatore ma di certo non può svolgere il compito da solo. Ha bisogno del supporto e per questo è fondamentale il coinvolgimento di tutti. Non soltanto dei frati ma anche dei laici".
E’ rimasto sorpreso quando le hanno prospettato il nuovo incarico?
"Di certo non me lo aspettavo. Quando sono stato contattato ho pensato a un trasferimento in un’altra città per svolgere la funzione di parroco Invece il padre provinciale mi ha propsettato questo nuovo ufficio ho accettato. Per la solita filosofia che ho già detto. Dobbiamo essere aperti alle nuove strade".
Massimo Merluzzi