
Da questa tornata elettorale è uscita una Liguria spaccata in due
È una regione spaccata in due, quella fotografata dal Viminale. I risultati, non ancora completi, consegnati dalle operazioni di spoglio delle schede elettorali raccontano una storia dalle tinte fortemente polarizzate. Indipendentemente dal continuo andirivieni tra istantanee di segno opposto, registrato nel corso di una lunga ed estenuante maratona di verifica e registrazione dei voti, nella tarda serata di ieri la situazione era questa: un Ponente dove si parla indiscutibilmente la lingua del centrodestra e dove la distanza tra i due schieramenti, limitatamente all’Imperiese, ha contorni di assoluta nettezza, e un Levante, all’interno del cui perimetro il candidato del centrosinistra Andrea Orlando vince con relativa scioltezza, ma senza eclissare l’avversario. Nella provincia di Imperia, roccaforte della famiglia Scajola – lì la scena è dominata dallo zio Claudio, ex ministro e sindaco e dal nipote Marco, assessore regionale uscente e candidato nelle file di Forza Italia – non c’è storia: Bucci è davanti a Orlando fin dalle prime schede scrutinate e la battaglia in tardissima serata era praticamente chiusa con il primo al 60% dei consensi e il secondo fermo al 35,9%. Più ’sfumata’ la forbice nel Savonese, dove il primato del centrodestra non è mai stato messo in discussione per tutta la durata delle operazioni di spoglio e dove la competizione si è arenata segnando tre punti percentuali di differenza a favore di Bucci (da notare che nel capoluogo di provincia, governato dal progressista Marco Russo, Orlando con il 59,96% ha comunque sbaragliato il candidato dello schieramento avversario, fermo al 37,5). E poi c’è Genova, la città dove Bucci dirige l’orchestra dal 2017, ma dove il risultato delle urne per la sua coalizione non è stato affatto premiante: nel Comune capoluogo Orlando ha distanziato di otto punti l’inquilino numero uno di Palazzo Tursi, portandosi a casa il 52,3% delle preferenze.