La chiusura del Centro prelievi al Misericordia è solo la punta dell’iceberg. L’area vasta Siena-Arezzo-Grosseto sta per conoscere una vera e propria rivoluzione: sia a livello ospedaliero che territoriale. Cambierà tutto rispetto alla normalità che avevamo conosciuto prima dell’avvento di Covid19. E le novità più visibili e forse più impattanti interesseranno i due ospedali più grandi dell’Asl Toscana Sud Est: il San Donato di Arezzo e il Misericordia di Grosseto. Ma la nuova fisionomia assegnata ai due nosocomi riverserà inevitabili effetti sul territorio e saranno anch’essi ben visibili. Entrambi i presidi ospedalieri manterranno la...

La chiusura del Centro prelievi al Misericordia è solo la punta dell’iceberg. L’area vasta Siena-Arezzo-Grosseto sta per conoscere una vera e propria rivoluzione: sia a livello ospedaliero che territoriale. Cambierà tutto rispetto alla normalità che avevamo conosciuto prima dell’avvento di Covid19. E le novità più visibili e forse più impattanti interesseranno i due ospedali più grandi dell’Asl Toscana Sud Est: il San Donato di Arezzo e il Misericordia di Grosseto. Ma la nuova fisionomia assegnata ai due nosocomi riverserà inevitabili effetti sul territorio e saranno anch’essi ben visibili.

Entrambi i presidi ospedalieri manterranno la configurazione Hub Covid, ovvero strutture specializzate per la gestione degli eventuali nuovi pazienti affetti da coronavirus, sia in forma mediamente grave sia in forma acuta. Ciò vuol dire che i due ospedali si svuoteranno di tutti i servizi e funzioni che non hanno necessariamente bisogno degli strumenti e delle professionalità in essi presenti.

Ad esempio: oltre al Centro prelievi, al Misericordia chiuderà e sarà trasferito anche il Cup. Si tratta di misure drastiche per assicurare una riduzione dei flussi di pazienti, visitatori e cittadini in strutture che sono state individuate come punto di riferimento per la gestione dell’emergenza.

Misure che prenderanno forma nelle prossime settimane e che resteranno in vigore almeno fino a quando non sarà ufficialmente dichiarata la fine dell’emergenza. Oltre al Cup si prevede la delocalizzazione di altri servizi di tipo ambulatoriale come la dermatologia, l’oculistica, i consultori, l’ospedale di comunità, la psichiatria, il Centro per i disturbi alimentari, le medicine complementari, l’odontoiatria, il rischio clinico.

Secondo un recente documento dell’Asl queste prestazioni "negli anni sono afferite impropriamente dentro le strutture ospedaliere a maggiore afflusso (San Donato e Misericordia, ndr)" e adesso da esse devono uscire per essere trasferite "all’interno di strutture territoriali distrettuali".

Un’idea sulla quale Asl sta ragionando è anche quella di portare qualcuno di questi servizi dentro agli ospedali ‘di base’ presenti sul territorio. Cambierà, dunque, davvero tutto. Pure l’accesso in ospedale per andare a trovare un proprio congiunto, o addirittura per entrare al Pronto soccorso non sarà semplice come prima.

Ciascun ospedale (non soltanto gli Hub Covid, dunque) avrà un numero contingentato di visitatori, i quali dovranno indossare guanti e mascherina e saranno sottoposti a termoscanner. Ciascun ospedale avrà al massimo due ingressi per gli utenti e uno per i fornitori. Chi ha bisogno del Pronto soccorso dovrà comunque passare dal pre-triage (i tendoni allestiti all’esterno del consueto accesso) e i casi possibili sospetti di Covid19 saranno sottoposti a tampone. In base all’esito dell’esame verranno indirizzati su percorsi diversi.

Non saranno ammessi accompagnatori, se non per bambini o pazienti con gravi disabilità fisiche o intellettive. Saranno potenziati sistemi di televisita e telemedicina. E’ prevista la creazione di aree di "admission room", ovvero zone al di fuori del Pronto soccorso in cui i pazienti una volta completato il percorso in Ps attendono che si liberi un posto letto nel reparto di degenza eventualmente assegnato.