EMANUELE BALDI
Sport

Una vita sugli spalti, poi la tragedia in A1. I fiori dei figli al 'Franchi': "Per te"

Francesco omaggia il babbo Gino, titolare del bar della Certosa scomparso in un incidente a novembre: commozione al Franchi. "Un gesto istintivo per ricordarlo, lui è sempre stato abbonato"

Firenze, 10 gennaio 2023 - Nel nome del padre. Anzi del babbo. Di Gino che in un’alba livida di novembre, gravida di quel dolore lampo che ti entra nelle ossa come una lama, se n’è andato a 56 anni appena. Nel nome del babbo Gino, strappato alla vita da uno schianto in autostrada, allo svincolo di Scandicci che immette sull’A1, mentre con la moglie Marina stava andando a ’aprire bottega’, quella del bar la Certosa ai Bottai, frontiera fiorentina di nome e di fatto.

Gino Galli con la moglie Marina; nel riquadro i fiori lasciati allo stadio
Gino Galli con la moglie Marina; nel riquadro i fiori lasciati allo stadio

Per lui domenica pomeriggio, prima del fischio d’inizio di Fiorentina-Sassuolo, il figlio Francesco con il fratello Gabriele ha portato un mazzo di fiori allo stadio. E’ arrivato davanti al seggiolino 25, quello del babbo, e li ha appoggiati con un gesto antico e dolce, silenzioso ma in grado di far venire i lucciconi a chi, intorno, ha capito tutto senza che ci fosse nienete da spiegare. "Tornavamo allo stadio per la prima volta dopo la morte del mio babbo e mi sono sentito di fare questa piccola così, d’istinto, dopo averne parlato con mio mamma e mio fratello".

Gino Galli, tragicamente scomparso a novembre, con i figli Gabriele e Francesco
Gino Galli, tragicamente scomparso a novembre, con i figli Gabriele e Francesco

Gino - fiorentino che da tempo era residente a Montecatini - aveva la Fiorentina sotto la pelle. Allo stadio fin da ragazzo, dai tempo di ’Antonio’ che giocava guardando le stelle. E poi ancora e ancora passando per lo scudetto dell’82 svanito in una rabbia che ancora non si dirada, per le delizie di Baggino, l’epopea di Batistuta. "Il babbo non ha mai mollato, neanche in C2" racconta Francesco. "Siamo sempre andati allo stadio insieme, sempre l’abbonamento in curva Fiesole. Poi, di recente, il babbo aveva deciso di cambiare settore anche per ragione di tempi. Poteva finalmente godersi la vita, ma il destino non ha voluto" dice Francesco con una saggezza e una pacatezza che vanno ben oltre i suoi 29 anni.

Nel nome del padre , o "from father to son", e cioè di padre in figlio, per una storia insieme tragica e dolcissima che ci dice ancora una volta che quello del pallone e tutto ciò che ci gira intorno sa è un mondo che sa raccontare, in mezzo a tante miserie, anche delle storie belle.