Il tratto che più li accomuna è il saper essere, prima che due bravi allenatori, quasi dei padri. Uomini con i quali, oltre che di calcio, riesci a parlare con naturalezza anche di tanti altri aspetti legati alla vita fuori dal campo. La sfida a distanza tra Cesare Prandelli e Stefano Pioli (che domani pomeriggio non potrà essere ancora in panchina a causa della sua persistente positività al coronavirus) sarà anche questo: il confronto tra due degli allenatori che nel passato più o meno recente hanno saputo mostrare a Firenze e ai...

Il tratto che più li accomuna è il saper essere, prima che due bravi allenatori, quasi dei padri. Uomini con i quali, oltre che di calcio, riesci a parlare con naturalezza anche di tanti altri aspetti legati alla vita fuori dal campo. La sfida a distanza tra Cesare Prandelli e Stefano Pioli (che domani pomeriggio non potrà essere ancora in panchina a causa della sua persistente positività al coronavirus) sarà anche questo: il confronto tra due degli allenatori che nel passato più o meno recente hanno saputo mostrare a Firenze e ai tifosi viola il volto più umano della propria professione.

Una dote, quella di una sensibilità sopra la media, che da un lato l’attuale tecnico della Fiorentina è riuscito a evidenziare nell’arco del suo primo quinquennio in riva all’Arno, un periodo esaltante dove, oltre ai risultati sul campo, con l’uomo Cesare è nato anche un profondo feeling che lo ha portato a scegliere di mettere le radici nel capoluogo. Il legame con Firenze è stato però qualcosa di naturale (e corrisposto) anche per Pioli che oltre alla sua parentesi di calciatore a Campo di Marte nel 2017 disse subito sì alla proposta viola, l’unica per la quale era disposto a rinunciare ad un’avventura all’estero che attendeva da tanto.

Ma l’evento che più di tutti è stato alla base del solido rapporto tra l’attuale allenatore del Milan e il popolo viola è stata la tragica scomparsa di Davide Astori, una fatalità dove senza il sostegno psicologico di Pioli quella Fiorentina, forse, non sarebbe mai riuscita a ripartire. Anche e soprattutto in virtù di questo sarà interessante seguire la sfida di domenica a San Siro, in quello che per i due tecnici sarà appena il terzo confronto in carriera.

Nonostante i allenatori abbiano alle spalle un curriculum di tutto rispetto, Cesare e Stefano si sono trovati da avversari in panchina solo due volte: la prima nel 2006, quando la Fiorentina di Prandelli ebbe la meglio sul Parma grazie a un gol di Mutu e iniziò da lì la sua risalita dopo la penalizzazione subita per la mannaia di Calciopoli, la seconda nel 2018 quando la Viola (allenata dall’allenatore oggi in testa alla classifica) pareggiò per 0-0 con il Genoa, in quella che fu la prima partita da ex di Prandelli contro la sua vecchia squadra, incrociata dopo otto lunghi anni. Gli stessi che intercorrono, guarda caso, tra i due mister, che hanno avuto percorsi professionali diversi: nel 2005, quando Prandelli esordiva a Firenze, Pioli era alle prese con la sua seconda stagione in B al Modena, dove fu esonerato e poi richiamato sfiorando la promozione. Un’era fa visto che domenica - contro la sua Fiorentina - si giocherà un altro tassello importante nella strada che porta allo scudetto.

Andrea Giannattasio