di Angelo Giorgetti Un’altra partita da vincere, senza alternative, quante volte ormai la Fiorentina si è trovata di fronte alla necessità di non sbagliare guardando la classifica dalla parte sbagliata. E ieri – dopo il confronto personale a Napoli che è un eufemismo definire acceso – Prandelli ha scelto di intitolare la missione da 3 punti a un giocatore particolare, Ribery: "Ci sono stati i chiarimenti dovuti, Franck è un campione, sono convinto che ci farà vincere". L’allenatore sa che la Fiorentina non si gioca tutto, ma tantissimo. Da quando c’è lui almeno quattro vigilie sono state come questa: Benevento, Genoa, Bologna, Cagliari...

di Angelo Giorgetti

Un’altra partita da vincere, senza alternative, quante volte ormai la Fiorentina si è trovata di fronte alla necessità di non sbagliare guardando la classifica dalla parte sbagliata. E ieri – dopo il confronto personale a Napoli che è un eufemismo definire acceso – Prandelli ha scelto di intitolare la missione da 3 punti a un giocatore particolare, Ribery: "Ci sono stati i chiarimenti dovuti, Franck è un campione, sono convinto che ci farà vincere". L’allenatore sa che la Fiorentina non si gioca tutto, ma tantissimo. Da quando c’è lui almeno quattro vigilie sono state come questa: Benevento, Genoa, Bologna, Cagliari e solo l’ultima volta è andata bene, gol di Vlahovic su assist di Callejon. Un gigantesco sospiro di sollievo nella stagione degli alti (pochi) e bassi (troppi), senza che il gruppo sia riuscito a trovare equilibrio e in alcune partite dignità. Lo 0-6 di Napoli è stato un punto bassissimo, alla fine del primo tempo negli spogliatoi la tensione è stata alta e Ribery non è rientrato in campo.

Impossibile non notare la coincidenza, bene ha fatto ieri Prandelli a chiudere ufficialmente la questione: in questo momento c’è bisogno di tutti, figuriamoci di Ribery. Cose che succedono nel calcio, vedremo oggi se il feeling è stato ricomposto: di sicuro Prandelli – che a Napoli aveva mandato in campo una versione molto ottimistica della Fiorentina con FR7 e Callejon a sostenere Vlahovic, si trova nella condizione di scegliere la squadra più funzionale alla necessità: che è quella di salvarsi sporcandosi assai la maglia. Quindi, di nuovo 3-5-2.

Meno qualità teorica, più concretezza pratica (largo a Pulgar con Amrabat) tanto ormai si è capito che il bel gioco e lo spettacolo sono forestieri in questa stagione. Equilibrio e continuità, questo ha chiesto Prandelli alla Fiorentina, insieme a una grande scorta di maturità.

A margine delle speranze ci sarebbero anche i numeri per avvicinarsi alla sfida di stasera, perché quello che è successo nelle precedenti 18 partite qualcosa conta. Le zero vittorie in trasferta del Crotone sono un dato consolante per la Fiorentina, ma visti i tempi e la cabala è meglio considerare la dose di minaccia che aggiunge la casella calabrese vuota, l’unica in serie A per le vittorie esterne.

Magro il confronto fra gli attacchi, essendo quello viola con 18 reti il terz’ultimo della serie A, peggio del Crotone che comunque è riuscito a segnare 21 volte. Va meglio per la Fiorentina la classifica dei tiri in porta (174 contro 156). Il capocannoniere è Vlahovic con 6 reti, il Crotone ne ha due in coabitazione (Messias e Simy) con la stesso numero di gol. In fondo alla classifica le due squadre per il numero degli assist confezionati (anche se Biraghi è il nono assoluto in serie A), mentre nel numero dei cross i viola sono addirittura al terzo posto: non è in questo caso consolante notare come su 217 tentativi i gol di testa siano stati soltanto 2.

Il fatto che il Crotone abbia la peggiore difesa della serie A è una buona notizia per la Fiorentina, che a livello di corsa è alterz’ultimo posto (106,5 chilometri). Ma come dicono gli allenatori, compreso Prandelli, l’importante non è correre tanto, ma correre bene. Ci riuscirà stasera la Fiorentina?