Franco Zeffirelli
Franco Zeffirelli

Firenze, 9 giugno 2019 - Accenti diversi compongono un quadro omogeneo in giornate che cominciano con notizie così: la regista e sceneggiatrice Lina Wertmüller (classe 1928) riceverà l’Oscar alla carriera. L’Academy of Motion Picture Arts & Sciences a Hollywood la premierà con Geena Davis, David Linch e Wes Studi il 27 ottobre. Con diverse gradazioni di fervore l’abbiamo detto e preso atto: felici per lei. Ma ancora una volta a causa di pratiche arrivate al capolinea, che da decenni in pochi si preoccupano di verificare, per il Maestro Franco Zeffirelli senza dubbio il regista italiano vivente più conosciuto al mondo, con una produzione di film – oltre a teatro e opere immortali – in settant’anni di lavoro, è arrivata l’ennesima beffa.

Alla sua persona e alla sua carriera. Non sono bastati sette David di Donatello, i premi della British Academy Film Award; i Tony Award, i National Board Primetime Emmy e due nomination agli Oscar per essere, come sarebbe doveroso, ricordato da chi dovrebbe di là, nella patria dello cinema mondiale, Hollywood.

Franco Zeffirelli: il compiaciuto materialismo da premio non lo ha mai sfiorato. Nonostante due nomination agli Oscar: una con "Romeo e Giulietta" datato 1968, considerato sparitacque di una certa cinematografia; e l’altro per "La Traviata" del 1983 con la critica che all’unanimità – una volta tanto – aveva definito in due parole: "Grandioso spettacolo".

Il nome di Franco Zeffirelli per i signori dell’Academy doveva tradursi in titoli come Jane Eyre; Un tè con Mussolini; Storia di una capinera; Amleto; Il giovane Toscanini; Otello; Amore senza; Il campione; Gesù di Nazareth; Callas forever, visti da milioni di persone.

A Firenze ha aperto la sua Fondazione per le arti e lo spettacolo visitata ogni giorno da centinaia di persone da ogni parte del mondo. Pubblico affamato di condividere e conoscere il suo lavoro di regista, scenografo, drammaturgo totale. Dimenticato dai giurati dell’Academy: proprio lui che sbattuto le porte alle torri d’avorio riservate agli opportunisti.

"Un maestro che ha fatto della bellezza il suo linguaggio", lo ha definito la Presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati consegnandogli ad aprile il Premio alla Carriera.