Firenze, 20 ottobre 2018 - Anche i rottamatori invecchiano. Nove anni dopo nella platea del «Ritorno al futuro» renziano quelli che spiccano sono i capelli bianchi. Il pubblico della prima serata della kermesse non prevede la presenza di troppi giovani. Lo dimostrano le prime file della platea, ma anche il lunghissimo serpentone di diversamente giovani che prima delle 19 aspetta disciplinato in coda di poter accedere allo stanzone buio della vecchia stazione ottocentesca.

Maria Elena Boschi alla Leopolda

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Allestimento tutto concentrato sul palco quest’anno, niente frasi motivazionali ad accogliere la curiosità del pubblico renziano. I cartelloni ripetono solo il titolo del fortunato film di Robert Zemeckis. Sul palco è riprodotto fedelmente il laboratorio dello stravagante scienziato Emmett ‘Doc’ Brown, con la DeLorean DMC-12, di Marty McFly che ammicca sullo sfondo. Renzi spera di salirci sopra con i fedelissimi della Leopolda.

Magari per ritrovare quei giovani e giovanissimi che da qualche tempo qui non si vedono. I simboli sul palco sono come sempre moltissimi: uno skateboard, non quello fluttuante del secondo episodio della saga di Robert Zemeckis, ma un più banale modello alla Bart Simpson. Ci sono pezzi di modernariato, vecchie pompe di benzina, la scrivania che ospiterà i ‘moderatori’ dei dibattiti è appoggiata su pile di copertoni. Scenario tra il post atomico e il futuribile sul quale svetta, come ogni anno, una bicicletta.

Inizio nervoso ieri sera, con un Renzi scalpitante accanto all’ex ministro Padoan. Ma alle 9, davanti al tutto esaurito nei vasti spazi dell’ex stazione per la prima serata della kermesse, la tensione sembra sciogliersi. Almeno duemila persone hanno preso posto in attesa della sessione dedicata agli under 30. «Non era scontato dopo la debacle del Pd il 4 marzo, le dimissioni di Renzi e per essere venerdì sera» fa subito notare un militante.

La partenza è su un video mentre risuonano le note di «Quelli che restano» di Elisa e Francesco De Gregori. Appare alla fine da un ingresso laterale per poi fendere faticosamente la folla per arrivare sul palco. «C’è questo strano meccanismo – parte all’attacco Renzi – che quando si perde, alla Leopolda viene più gente. Non c’è la sindrome del beneficiato rancoroso che colpisce un po’ il gruppo dirigente del Pd. Chi ha avuto finge di non ricordarselo, ma chi ha dato senza volere in cambio nulla è qui». E incassa la prima ovazione dalla sua gente. «Con me c’é un popolo che non si arrende. Voglio inchinarmi davanti a voi – insiste tra gli applausi – e dirvi grazie. Voi siete la dimostrazione della politica seria, fatta per passione, non per interesse».