San Salvi è il secondo polmone verde della città, i suoi 32 ettari di verde potrebbero fare invidia persino alle Cascine. Ma a tutt’oggi la Asl, proprietaria di quasi tutti gli edifici (solo due sono del Comune) e di gran parte dell’area da anni non riesce a far decollare il progetto di recupero. La città dei "tetti rossi", perché così era chiamato a Firenze l’area dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi chiusa ormai più di quarant’anni fa, è ancora oggi una cittadella a sè. Dentro ci lavorano più di mille persone, nei vari uffici Asl, nella scuola Andrea Del Sarto, nelle residenze sanitarie, c’è l’area di vigilandia, e...

San Salvi è il secondo polmone verde della città, i suoi 32 ettari di verde potrebbero fare invidia persino alle Cascine. Ma a tutt’oggi la Asl, proprietaria di quasi tutti gli edifici (solo due sono del Comune) e di gran parte dell’area da anni non riesce a far decollare il progetto di recupero.

La città dei "tetti rossi", perché così era chiamato a Firenze l’area dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi chiusa ormai più di quarant’anni fa, è ancora oggi una cittadella a sè. Dentro ci lavorano più di mille persone, nei vari uffici Asl, nella scuola Andrea Del Sarto, nelle residenze sanitarie, c’è l’area di vigilandia, e sempre lì ha sede la storica compagnia teatrale Chille de la Balanza che proprio della difesa di quegli spazi ha fatto una sua battaglia.

Nei giorni scorsi il sindaco Dario Nardella con una nutrita squadra di assessori e tecnici ha fatto un sopralluogo insieme al direttore generale dell’Asl Toscana Centro Paolo Morello Marchese. Con un intento preciso: cercare di velocizzare i tempi del recupero anche in vista del nuovo piano operativo che disegnerà la città nei prossimi cinque anni e che sarà approvato da Palazzo Vecchio entro la prossima estate. Sul fronte opposto la Asl vedrebbe invece con favore un intervento più forte del Comune, non solo per il piano di recupero, anche per la manutenzione dell’ampia area verde, strade e stradine comprese.

Certo il piano di recupero per San Salvi è questione costosa e complicata perchè tutte le palazzine all’interno sono vincolate dalla soprintendenza quindi non solo non possono essere demolite, ma la loro ristrutturazione è fortemente vincolata. Con il divieto assoluto di trasformarle ad uso residenza.

Ma senza la possibilità di mettere a reddito almeno una parte di quel patrimonio immobiliare è ancora più difficile per la Asl trovare le risorse necessarie alla ristrutturazione di tutto il resto. Da anni si studia la possibilità di demolire quattro o cinque edifici nel cuore del parco per poter ricostruire, rispettando la regola dei volumi zero che il Comune di Firenze si è dato ormai da anni, un paio di palazzine nella parte a nord est, lato via del Gignoro.

L’operazione però non è così semplice e se per quegli spazi (circa 8mila metri quadrati) non esistesse altra possibilità che la ristrutturazione potrebbero essere utilizzati solo per servizi pubblici collettivi. In ponte c’è anche una convenzione con l’Università visto che San Salvi già ospita la facoltà di psicologia.

L’idea comunque resta quella che la parte centrale dell’area resti sede di servizi amministrativi e sociosanitari dell’Asl che devono essere potenziati e complessivamente riorganizzati. Più della metà del parco resterà dunque a uso pubblico con una parte da dedicare agli abitanti del quartiere con attrezzature sportive. Ma nel progetto ci sono anche spazi culturali e museali legati alla memoria storica di San Salvi.

Al sopralluogo era presente anche il presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi e la sua richiesta per la sistemazione del collegamento sterrato che da via del Mezzetta arriva fino in via di San Salvi (molto usato dagli studenti) potrebbe essere la prima ad essere esaudita.

Pa. Fi.