"Sindaco, ti cercano tutti. Sei un grande". "Ah vabbè è stato grande, però io non l’ho votato mica eh...". C’è spazio finalmente per i sorrisi, trattenuti come il fiato sott’acqua, al bar di Quadalto, tiro di schioppo da Palazzuolo, quartier generale dei giornalisti in queste 48 ore pazzesche. Risponde a una chiamata dietro l’altra, mette in tasca il telefono e gli risquilla tempo zero. Più facile intervistare il premier Draghi forse che Gian Piero Moschetti, questo sindaco di provincia estrema, tosto, pratico e sincero. "Ha vinto tutta la comunità – ci dice – ha visto che bello! Tutti uniti...

"Sindaco, ti cercano tutti. Sei un grande". "Ah vabbè è stato grande, però io non l’ho votato mica eh...". C’è spazio finalmente per i sorrisi, trattenuti come il fiato sott’acqua, al bar di Quadalto, tiro di schioppo da Palazzuolo, quartier generale dei giornalisti in queste 48 ore pazzesche.

Risponde a una chiamata dietro l’altra, mette in tasca il telefono e gli risquilla tempo zero. Più facile intervistare il premier Draghi forse che Gian Piero Moschetti, questo sindaco di provincia estrema, tosto, pratico e sincero. "Ha vinto tutta la comunità – ci dice – ha visto che bello! Tutti uniti per un bambino. Quando c’è bisogno questo paese si dimostra fantastico, non si risparmia".

"Scusi, lei è il sindaco?" chiede un operatore arrivato da Roma. "E come no? – risponde pronto – lo vede che l’ho anche scritto qui sulla targhetta".

Moschetti, che riceverà il Pegaso dalla Regione Toscana, parla parla e non si ferma più: "Questa volta è andata in modo diverso da tante altre perché si è lavorato bene insieme: è una vera vittoria dello Stato, la vittoria di una macchina che ha funzionato in maniera efficiente, e di una comunità".

"Le ricerche – prosegue poi – hanno coinvolto davvero tutti compattando una comunità che deve far fronte a tante difficoltà: basti pensare che per le stesse ricerche le autorità hanno coordinato anche gli scambi per il passaggio delle auto sui sentieri sterrati che portano alle abitazioni, sentieri dove si circola a senso alternato". "Non abbiamo dormito per due giorni - ha raccontato Moschetti -, ma questo ci ripaga di qualsiasi sforzo. Penso che di più non potevamo sinceramente fare, non potevamo ottenere di più: la prefettura ci ha messo nelle condizioni di avere tutto il personale necessario, lo Stato si è immediatamente attivato, abbiamo calcolato di aver avuto circa 1000 uomini in due giorni".

Anche il giovane parroco, don Alessandro ha partecipato alle ricerche. "C’è stata una grande mobilitazione civile - ha spiegato -. Ci siamo messi in tanti della parrocchia, delle associazioni, delle Misericordie, volontari a dare una mano. I vigili del fuoco ci hanno diviso in squadre di cinque. Non era semplice perchè questo territorio è difficile, addirittura qui alcune case sono quasi isolate". Don Alessandro non conosce bene i genitori di Nicola perchè "la famiglia vive un po’ per conto proprio, immersa nella natura, ma stamattina eravamo tutti un’unica famiglia. Nicola l’ho visto sul piazzale appena arrivato, era contento e parlava molto. Chiamava ‘mamma, mamma’ e appena visto il papà gli si è buttato al collo".

Il parroco suona così le campane a festa per cinque lunghi minuti. Un momento d’altri tempi. I bambini del centro estivo della parrocchia si sono così radunati subito tutti sul piazzale antistante la chiesa dove è atterrato l’elisoccorso accogliendo il piccolo al grido di "Nicola! Nicola!" dando così voce al sollievo di tutti. Qualcuno in piazza ha sospirato "E’ un miracolo...". Sì. Ecco perché è giusto crederci sempre.

Emanuele Baldi