Firenze,  24 marzo 2018 - Ha messo in mano il bastone cioè l’arma del delitto alla vittima, che «aveva l’indole» e scoprendo degli intrusi nella villa di Ravenna avrebbe reagito a quella che definisce la ’‘banda degli acrobati’, uomini ragno «strafatti di cocaina, gente che ti ammazza per cento euro» in grado si scalare una parete alta dieci metri senza scale né corde. Ha riversato accuse infamanti e diffamatorie sul primo amante della moglie, sulla base di voci che aveva raccolte, al quale a lui e alla (ex) moglie aveva promesso «di fare un regalino». Tradotto: raccogliere prove e infangarlo davanti alla famiglia di lei. E Matteo Cagnoni ne ha attribuito alla moglie addirittura un secondo, col quale pochi istanti prima di essere uccisa potrebbe avere avuto un rapporto sessuale nella villa, usando al posto del materasso che non c’era più i due famigerati cuscini verdi, giustificando così il sangue di lei di cui erano sporchi. Ma di questo amante ai suoi investigatori privati, assoldati per trovare le prove del tradimento, non aveva fatto menzione: «Mi vergognavo». Cioè era troppo. Salvo poi far ascoltare agli amici – «solo i due o tre più intimi», ma per questo nessuna vergogna, le conversazioni catturate in cui Giulia lo umilia dicendogli che non vuol più fare sesso con lui e che non gli piace l’odore della sua pelle. Ha ricordato telefonate ricevute dalla moglie, quella mattina del 16 settembre 2016, di cui sui tabulati non c’è traccia. Ha ammesso contraddizioni, bugie ai figli e sviste nelle tante lettere inviate e nel primo, infelice interrogatorio davanti al gip di Firenze. Ha accusato la famiglia di Giulia di volerne coprire la fuga, o quella che ipotizzava come tale, quando in realtà erano i Ballestri che lo chiamavano per avere notizie da lui. Ha persino invocato l’etica alla stampa, quando ha voluto sottolinerare l’invenzione fatta dal Resto del Carlino della sua ipotetica messiscena quando, vedendo i video della moglie straziata, era svenuto.

Uno show debordante, da vero istrione, quello messo in scena ieri, 23 marzo, in tribunale da Cagnoni, deciso fino all’ultimo a non crollare al tappeto al cospetto delle bordate del pm Cristina D’Aniello e dell’avvocato dei Ballestri, Giovanni Scudellari, che lo hanno incalzato dalle 9.40 del mattino alle 18. Gliel’hanno chiesto entrambi, in modo secco, se fosse fosse l’autore di quel terribile delitto. «Non sono responsabile», ha tenuto duro. Il difensore, Giovanni Trombini, di cui l’imputato ha rimarcato la grande amicizia a profusione, lo esaminerà lunedì dalle 14.