Davide Livermore ha conquistato il Maggio con la sua Traviata non convenzionale
Davide Livermore ha conquistato il Maggio con la sua Traviata non convenzionale
di Giuseppe Rossi Fra le tante trasposizioni moderne della Traviata viste in questi anni, ormai più la regola che l’eccezione, quella di Davide Livermore varata l’altra sera al Teatro del Maggio cerca di ritagliarsi uno spazio di originalità ambientandola nella Parigi del Sessantotto. Al trasferimento d’epoca provvedono a dovere le suggestive scene di Giò Forma e i raffinati costumi di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro e i video D-wok in un...

di Giuseppe Rossi

Fra le tante trasposizioni moderne della Traviata viste in questi anni, ormai più la regola che l’eccezione, quella di Davide Livermore varata l’altra sera al Teatro del Maggio cerca di ritagliarsi uno spazio di originalità ambientandola nella Parigi del Sessantotto. Al trasferimento d’epoca provvedono a dovere le suggestive scene di Giò Forma e i raffinati costumi di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro e i video D-wok in un allestimento accuratissimo ma incapace di giustificare l’improbabile associazione fra lo spirito della contestazione giovanile e della rivoluzione sessuale e i temi morali verdiani del sacrificio d’amore e della redenzione.

Al di là delle inevitabili discrepanze dal testo, lo spettacolo sa però creare un racconto avvincente che rispetta sostanzialmente la drammaturgia musicale dell’opera sposandosi con grande efficacia alla notevole qualità dell’esecuzione. Accolto da un’ovazione fin dal suo ingresso sul podio, Zubin Mehta offre una lettura di respiro ampio e profondo, strenuamente assecondata dai complessi del Maggio, che tocca esiti indimenticabili soprattutto nello struggente lirismo dell’ultimo atto.

Al suo debutto in uno dei personaggi più complessi della storia del teatro musicale, Nadine Sierra si rivela una Violetta sensazionale dalla voce leggera ma duttile e penetrante, capace di affrontare da provetta belcantista le insidie del primo atto e conferire poi al resto un emozionante spessore tragico, anche in virtù dell’incantevole presenza scenica.

Francesco Meli le affianca un Alfredo esemplare dal timbro luminoso e dal fraseggio variegatissimo e se le residue doti di volume e la fierezza di accento non compensano ormai la perdita di fluidità e morbidezza nel canto di Leo Nucci, il resto della compagnia appare ben scelto. Successo entusiastico per tutti ma addirittura trionfale nei confronti di Mehta e della Sierra. Forte, infatti, è stata la commozione da parte del pubblico e degli artisti per la presenza sul podio, a dirigere l’Orchestra del Maggio, del maestro Mehta dopo il suo recente ricovero in ospedale.

Molti gli applausi e i tributi, anche dei protagonisti stessi, nei confronti del maestro indiano che al termine dell’opera è salito sul palco per raccogliere l’elogio del pubblico alzatosi in piedi per lui.