MICHELE
Cronaca

Il professor Frilli Preside della libertà

Michele

Brancale

Pronunciava il latino in modo inconsueto per i ginnasiali: ad esempio leggeva maxuma invece di maxima, in quella versione che parlava di Silla e che lui chiamava Sulla. La verità è che di Orazio Frilli, di quello che era stato davvero il nostro preside al liceo Dante, non si sapeva nulla o molto poco. Elegante e anziano, si scherzava sulla sua vista, sul suo guardare i registri alla distanza di due centimetri e la sua scrittura minutissima. Non erano anni facili. La polarizzazione studentesca era stata durissima negli anni Settanta ma le code continuavano ad agitarsi anche nella prima metà degli anni Ottanta, a cui risalgono questi ricordi. In questo clima, si diceva di Frilli che era stato un partigiano liberale (lo vedemmo sciolto e conviviale, in modo inconsueto, mentre abbracciava con trasporto un suo coetaneo antifascista) e che a causa dei problemi agli occhi a volte confondeva il nero col blu.

Cose da ragazzi, ma che non toglievano il rispetto verso la figura del preside che nel nostro presente, spesso, assomiglia a una specie di sindaco, talvolta con eccessi di protagonismo, alla guida di una municipalità studentesca. Il contrario del prof. Frilli. I diari che sono stati pubblicati da Medicea con il titolo ‘Torneranno i nostri giorni’, presentati nei giorni scorsi in Palazzo Medici Riccardi, restituiscono la forza interiore di un uomo di fede che rigetta le dittature mentre è risucchiato nell’abisso della guerra e viene deportato dai nazisti per essere internato nei lager di Küstrin, Sandbostel, Fallingbostel e Münster. Vederlo giovane ufficiale e determinato nella fotografia sulla scheda segnaletica dei tedeschi, innamorato della sua Silva a cui si rivolge scrivendo il diario, suscita una grande voglia di vicinanza e, ora, di leggere quanto ha lasciato scritto. Gli ex studenti possono intuire il sorriso dissimulato del preside che appariva severo e amava la libertà.

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