Empoli, 7 marzo 2016 - «Parlate della mafia, parlatene alla radio, in televisione, suio giornali, però parlatene». Per il suo esordio come sceneggiatore di fumetti (un esordio subito al top, con la Sergio Bonelli Editor) Thomas Pistoia ha preso sul serio questa famosa frase di Paolo Borsellino e l’ha addirittura proiettata nel futuro fantascientifico della serie di “Nathan Never”. Infatti, nell’albo numero 297, “La lunga marcia” (in edicola con i disegni di Emanuele Boccanfuso), Pistoia racconta una vicenda che è sì collocata nel mondo futuribile del personaggio bonelliano (creato nel 1991 da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna) ma ha evidenti riferimenti alla lotta alla mafia in Italia, alla vicenda delle stragi di mafia del 1992.

«Lo spunto –spiega Pistoia, informatico salentino 44enne che vive a Empoli– nasce dal fenomeno delle scorte civiche per Antonio Di Matteo (magistrato palermitano minacciato dalla mafia e che che vive sotto scorta, ndr), dove sono gruppi di cittadini a proteggere chi combatte in prima linea la criminalità organizzata». Senza anticipare troppo il contenuto dell’albo (non ci sono solo riferimenti alla mafia, ma anche azione, combattimenti spaziali, colpi di scena) il lettore più attento vedrà una versione a fumetti della strage di Capaci del 23 maggio 1992, quando fu fatta saltare l’autostrada in un attentato in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Così come evidenti sono i richiami alla rabbia popolare durante i drammatici funerali della scorta, alle polemiche sul ruolo dei servizi segreti, alle connivenze di parte della politica, al generale Dalla Chiesa e a Paolo Borsellino, a loro volta vittime della mafia. Poeta e scrittore per passione, Pistoia dedica questo albo proprio a Di Matteo (il protagonista si chiama Matthew) al quale ha voluto inviarlo personalmente.

«Quando scrivo –dice Pistoia– cerco sempre di toccare argomenti legati all’attualità. Nel caso di “Nathan Never” ho pensato che se ogni tanto nel fumetto capita di parlare e di ricordare qualcosa di così importante non è male. Non sempre, ovviamente». Visto che è un fumetto di fantascienza, però, il fatto che Pistoia collochi anche nel futuro la mafia potrebbe sembrare indice di un certo pessimismo, ma l’autore, invece, sottolinea l’aspetto di speranza che c’è nel suo fumetto: «La lunga marcia è quella finale in cui una folla di gente accompagna il giudice e urla “Fuori la mafia dallo Stato”. Insomma, sono sicuro che la mafia si possa battere, perché come diceva Giovanni Falcone “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”». Chissà, forse anche grazie a un fumetto.