La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 13 giugno 2021 - La morte di Camilla, le polemiche anche feroci che ne sono seguite, la decisione, infine, di bloccare il vaccino AstraZeneca sotto i 60 anni d’età, ci riportano ancora una volta al grandissimo tema che ha segnato il nostro tempo pandemico: a chi spetta l’ultima parola fra scienza e politica? In buona sostanza: chi decide fra le due? La risposta a questa domanda è meno scontata di quanto possa sembrare. Prova ne è il fatto che spesso, durante questi mesi segnati dal Covid, abbiamo visto la politica scaricare il barile, o al contrario cercare sponde di comodo, rispetto a chi avesse l’onere di assumere scelte spesso, anzi sempre, ingrate per il Paese e per i cittadini.

Dal primo lockdown all’Italia a zone, fino all’estenuante balletto delle riaperture: in tutti questi casi, le tesi del Comitato tecnico scientifico e quelle del Governo – tanto il Conte Bis quanto l’attuale – si sono spesso trovate in contrasto, costrette poi a una difficile mediazione. Sui vaccini, fin da quando è scoppiato il caso AstraZeneca, si è riproposto più o meno lo stesso schema. Dopo i primi episodi (pochissimi, certo, ma comunque significativi) di trombosi talvolta letale, Aifa caldeggiò l’uso preferenziale del vaccino anglo-svedese per gli over 60, senza comunque vietarlo ai più giovani. Nessuna sentenza netta, almeno dal lato scientifico. Ma toccava indubbiamente alla politica fare una scelta. Non accadde. Era l’8 aprile scorso. Con una circolare, il ministero della Salute usciva da un’imbarazzante impasse con una frase laconica: «Si raccomanda l’uso del vaccino sopra i 60 anni d’età», scatenando dubbi, paure, scetticismo nell’opinione pubblica, rimasta di fatto senza risposte certe.

Quello era un momento, per la campagna vaccinale, molto più complesso rispetto a oggi, ed eravamo ben lungi dal traguardo delle 500mila dosi giornaliere. Bloccare di colpo AstraZeneca avrebbe amplificato il caos. E allora: si sa che raccomandare è più semplice che comandare, ma «raccomandare» significa semplicemente non decidere, e specie quando parliamo di salute «non decidere» significa esporre i cittadini a dei rischi. Su cui nessuno si è di fatto preso alcuna responsabilità. Chi avrebbe dovuto decidere, dunque? Gli amministratori locali, i singoli medici, i pazienti stessi? E su quali basi? E in nome di chi? A chi e per chi, esattamente, si stava raccomandando il nostro Governo? «Lo dice l’Aifa, lo dice la scienza», era la vaga quanto pervicace risposta alle perplesse domande. Questo è bene ricordarlo, oggi che dopo la morte di Camilla, che aveva solo 18 anni, il ministero ha invece scelto, senza nascondersi dietro la scienza, di non somministrare più AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni. Si poteva, si doveva fare prima. La politica non può scegliere di non scegliere.