Vaccino anti Covid
Vaccino anti Covid

Firenze, 29 novembre 2020 - E’ pronto il piano della Regione Toscana per la somministrazione del vaccino anti Covid, sulle basi delle necessità indicate, nella Pec recapitata il 24 novembre, dal commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri. Tuttavia emergono diverse criticità. Individuati gli undici ospedali che avranno la doppia funzione di punti di stoccaggio e luoghi di somministrazione: a Firenze (Careggi e Torregalli), Prato (Santo Stefano), Pistoia (San Jacopo), Lucca (San Luca), Pisa (Cisanello), Livorno (Ospedali Riuniti), Massa (Noa), Grosseto (Misericordia), Siena (Santa Maria alle Scotte) e Arezzo (San Donato).

Arriveranno 212mila dosi che serviranno per vaccinare 106mila persone con una prima somministrazione e un richiamo. Per ora il ministero della Salute ha indicato la priorità per gli operatori sanitari e per gli ospiti delle Rsa: ma la vaccinazione sarà volontaria e sinché le autorità regolatorie non autorizzeranno il farmaco e non si conosceranno i dati sull’efficacia ma soprattutto sugli effetti collaterali a breve termine (quelli a medio e lungo non si possono conoscere) è difficile stabilire chi sarà disponibile a sottoporsi al vaccino. E di conseguenza anche complesso reclutare almeno 1.000 persone per ogni sessione vaccinale.

Il vaccino verrà infatti consegnato in circa venti borse autorefrigerate che possono contenere al massimo 5 scatole da 195 fiale. Ciascuna fiala dovrà essere sporzionata in cinque, per 975 dosi da somministrare entro sei ore dal momento in cui la scatola viene estratta dalla borsa. Le borse hanno un’autonomia di refrigerazione di 15 giorni. Mentre per sei mesi il vaccino potrà essere conservato in celle frigorifere da 600 litri, a -75 gradi. Servono sessanta giorni perché l’ente di sopporto tecnico regionale Estar possa rifornire alle Asl e alle aziende ospedaliero universitarie i frigoriferi, al costo di circa 15mila euro ciascuno.

Non è uno scherzo vaccinare mille persone in sei ore, evitando assembramenti in ospedale. Per questo ci si interroga se non sia necessario rendere disponibili un maggior numero di strutture. E poi il reclutamento: con i dati (praticamente nessuno) in possesso in questo momento ci sarebbero pochissimi candidati alla vaccinazione. Nel caso degli ospiti delle Rsa il problema riguarderà anche gli effetti collaterali.

La rivista americana Science , la più prestigiosa a livello mondiale in campo scientifico insieme a Nature, nell’edizione americana racconta la vicenda del biologo Luke Hutchison che si è offerto volontario per una prova del vaccino anti Covid di Moderna: sintomi? febbre altissima. Sia il vaccino di Moderna, sia quello di Pfizer funzionano con un frammento di codice genetico che dirige la produzione della proteina spike del coronavirus, consegnata in una minuscola bolla di grasso: si sospetta che la risposta del sistema immunitario stia causando effetti transitori nel 2% delle persone. Braccia doloranti, febbre e stanchezza. Sintomi spiacevoli ma non pericolosi. Ma la febbre tra 39 e 40 gradi nel 2% di 100mila persone, cioè in 2.000 persone, rende ancora candidabili i soggetti fragili e gli anziani? L’impressione è che si debba cercare anche tra altre categorie. I candidati potrebbero essere, almeno all’inizio, molti meno dei 106mila vaccini disponibili.