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“Un ballo liscio“, Tesi concede il bis: "È la danza che piace da sempre"

L’organettista pistoiese replica l’album del 1997: "Due dischi che sancisono un genere intramontabile"

“Un ballo liscio“, Tesi concede il bis: "È la danza che piace da sempre"

di Giovanni Ballerini

Musica d’estate? Il massimo è lasciarsi portare via i pensieri, lo stress e far muovere le gambe dalla dinamica e trascinante emozione del liscio. Ci ha pensato Riccardo Tesi, che nel 1997, con l’album "Un ballo liscio" ci portava per mano in un avvincente viaggio attraverso un secolo di storia del ballo popolare italiano per eccellenza e oggi propone un altra trance di quel repertorio. Trenta anni dopo l’organettista pistoiese, con l’attiva complicità del sassofonista emiliano Claudio Carboni, del pianista Massimo Tagliata, di un collettivo di 15 grandi strumentisti e due straordinarie guest, come Tosca e Paolo Fresu, torna nel luogo del delitto e con "Un ballo liscio vol. 2", appena pubblicato da Egea, allarga l’orizzonte del folk passionale dell’Italia centrale, facendolo traslocare dalle balere ai teatri. "Questi due dischi, con un’operazione non ironica e anticonvenzionale sanciscono la riscoperta del liscio - spiega Tesi -. Un patrimonio musicale che veniva ingiustamente sottostimato: era considerato la musica delle classi subalterne, il ritmo, l’immaginario della balera e immancabilmente, fino a qualche tempo fa, veniva snobbato dalla cultura ufficiale".

Ma il pubblico non la pensa così?

"Certo che no. Per il primo disco è stato un trionfo, ma entrambi gli album stanno piacendo sia agli appassionati di liscio, che in ambito jazz e folk. Abbiamo suonato in tantissimi festival perché siamo un gruppo multietnico che raccoglie tutte le influenze che il liscio ha avuto nel corso degli anni, dalla classica al jazz, al pop, che hanno lasciato traccia in questa fantastica musica popolare".

Mentre gli Extraliscio sperimentano in altre direzioni, voi insomma riscoprite la tradizione?

"La mia anima di musicista è divisa in due. Da una parte ci sono le cose che compongo, dall’altra amo concentrarmi su lavori tematici in cui si lavora su un corpo di musiche ben definito e si rileggono, con la propria sensibilità, in modo contemporaneo".

Anche perché il liscio è tornato di moda?

"A dire la verità, la gente non ha mai smesso di apprezzarlo. E poi la regione Emilia Romagna sta rinnovando gli sforzi per ottenere il riconoscimento del liscio come patrimonio Unesco. Un’operazione come la nostra va nella stessa direzione". Quest’anno si festeggiano i 70 anni di Romagna Mia?

"Siamo molto soddisfatti della versione di Tosca, che apre il nuovo album. Non è stato facile perché quando si mette le mani su un grande classico è sempre facile scadere nel già sentito. Noi invece, pur mantenendo il ritmo di valzer, abbiamo trattato il brano come una canzone d’autore".

Fresu invece arricchisce di verve un altro brano?

"Abbiamo pensato a lui per ’Laguna addormentata’, che ha un’origine americana ed è un valzer lento, un po’ jazz che la tromba di Paolo ha magnificato".

Come ha scelto la formazione che ha suonato il disco?

"Paolo Carboni, che è un grande suonatore di liscio, nel primo disco suonava solo il sax, mentre nel secondo ha curato il progetto con me e Massimo Tagliata, che ha curato con noi due gli arrangiamenti, suonato il pianoforte e la fisarmonica. Con il Quartetto Alborada formiamo davvero una bella squadra".

Non vedete insomma l’ora di dare il via alle danze?

"Il nostro è un concerto vero, che è un paradosso per una musica che nasce per essere ballata. La nostra scommessa è suonare queste musiche nei teatri per fare apprezzare la qualità di questo repertorio. A far ballare la gente ci penseranno i professionisti del liscio, che lo fanno già in maniera egregia".