Firenze, 20 aprile 2021 - A quattro giorni dalla notizia del filone della maxi inchiesta sui veleni disseminati in tre province toscane (Firenze, Pisa, Lucca) e dopo anni di indagini dell’Arpat (quanto meno dal 2017) su quanto non andava secondo legge nel trattamento dei rifiuti conciari, la Regione Toscana si mobilita e dà segno tangibile di essere vicina alla preoccupazione di tanti cittadini che vivono lungo la strada 429 dove, secondo gli inquirenti, sono stati sepolti illegalmente rifiuti speciali. Come annunciato ieri sulla Nazione dai contatti tra l’assessora toscana all’Ambiente Monia Monni e l’Arpat è venuto fuori un primo provvedimento operavo: c’è un numero verde (800.800400) a cui rivolgersi da giovedì per avere informazioni specifiche per chi ha pozzi lungo la strada regionale empolese.

Monni e il direttore generale dell’Arpat Marcello Mossa Verre si sono confrontati ieri su come procedere ed hanno acceso i riflettori sui pozzi per uso domestico che si trovano in prossimità del lotto 5° della strada regionale 429 (tratto di collegamento fra Ponte di Candido nel Comune di Empoli fino alla rotatoria di incrocio con via Samminiatese in località Belvedere nel Comune di Castelfiorentino).

I proprietari possono contattare l’Arpat per svolgere gratuitamente i campionamenti delle acque. E sapere se la falda è inquinata o meno. "Attualmente non ci sono riscontri di inquinamento delle falde acquifere – dichiara l’assessora Monni – ma la la priorità della Regione è e rimane sempre la stessa: continuare a garantire la salute dei cittadini e la tutela delle matrici ambientali. Per questo, alla luce dei recenti fatti, abbiamo deciso di offrire agli abitanti che ne faranno richiesta la possibilità di contattare la nostra Agenzia per effettuare i controlli sui pozzi nelle aree della nuova strada regionale 429". E per altre zone a rischio emerse dalle indagini come terreni a Massarosa (ditta Ecogest), a Crespina (ditta Cantieri srl), a Peccioli (azienda agricola I lecci), all’aeroporto militare di Pisa, a Pontedera (aree Green Park), a Pisa (cantiere ex Vacis), a Castelfalfi (cantiere strada provinciale 26)? «Aspettiamo di avere maggiori elementi a disposizione. Non vogliamo nè possiamo interferire con il lavoro di indagine. Sui pozzi abbiamo deciso, con Mossa Verre, di intervenire perché i cittadini sono preoccupati dopo aver letto alcune dichiarazioni alla stampa e riteniamo sia meglio effettuare le analisi per garantire che si svolgano nei laboratori Arpat e gratuitamente".
Ribadisce la richiesta di massimo rigore e trasparenza la Lega: "E’ necessaria un’approfondita relazione su quei siti che potenzialmente possono ospitare scarti nocivi. Vogliamo una mappatura completa. Giani la deve mettere nero sui bianco" chiede la capogruppo in consiglio regionale Elisa Montemagni.