Un’immagine del luogo dove sono state rinvenute le valigie con i resti dei due cadaveri
Un’immagine del luogo dove sono state rinvenute le valigie con i resti dei due cadaveri

Firenze, 16 dicembre 2020 - Poi si è capito che è una storiaccia tragica di droga, soldi e violenza legata probabilmente alla malavita dell’Est, ma quando l’altra sera le agenzie hanno battuto la notizia dei due corpi saponificati trovati dentro tre valigie in un campo davanti a Sollicciano, nelle redazioni di tv e giornali è scattata come una sorta di allarme rosso. Così non è stata una sorpresa trovare ieri mattina nel campetto ai margini della FiPiLi decine di giornalisti da tutta Italia a inquadrare nei taccuini la povera scena fatta di fango, sbarre del carcere, orti sociali e carabinieri: "Sa, in un primo momento si è pensato al Mostro e allora...". Già, il Mostro.

C’è come una sorta di maledizione che lega Firenze a quella serie di delitti compiuti fra il 1968 e il 1985 e costati la vita a 16 persone che tutti oggi ricordano come i delitti del Mostro. Un po’ come Jack lo Squartatore rimanda ai misteri nebbiosi della Londra vittoriana e Jeffrey Dammer ha marchiato per sempre Milwaukee con l’orrore del Cannibale, anche qui l’ombra nera di Pacciani e dei compagni di Merende si risveglia dal pozzo più profondo delle nostre anime ogni qualvolta la cronaca nera si dispiega con particolare efferatezza (nel caso, due corpi fatti a pezzi e messi in tre valige), ritraendosi solo quando la la luce delle indagini chiarisce il quadro con spiegazioni diverse. Il Mostro, una macchia nera, una dannazione alla quale questa città, per altri versi mite e colorata, sembra condannata nei confronti del Mondo.

Perché il serial killer di Firenze ha davvero colpito la fantasia collettiva ben oltre i confini della regione. Non solo film, libri e serie tv a iosa ma Pacciani e i compagni di merende sono comparsi nei luoghi più disparati, nella canzone “Killer star“ di Immanuel Casto ma anche nei brani di Fabri Fibra e Simone Cristicchi (L’Italia di Piero“), nel singolo “Numeri“ del rapper MadMan, in “Kyobo ni Tsuki” dei Club Dogo fino a Don Joe che cita sia Vanni che Scandicci. Si parla di “Mostro di Firenze” nella serie televisiva “Criminal Minds“ e nel libro “Hannibal“ di Thomas Harris vi si fa riferimento come caso risolto dall’ispettore Pazzi. Un fenomeno mediatico senza confini.

Ora: chiedersi come mai questo assassino abbia marchiato così a fondo la carne di Firenze fino a diventare un fenomeno immaginifico che la identifica in negativo, non ha una risposta semplice.
Forse perché le vittime, giovani uccisi senza colpa nella stagione dell’amore, toccavano l’anima della gente nel profondo, potendo essere figli di ognuno di noi dentro le loro auto popolari senza mai l’idea di ricchezza o di opulenza. Forse perché la storia più tormentata della giustizia italiana, a più di mezzo secolo dal suo inizio, continua a restare un’incompiuta in mezzo a processi, porcherie, riesumazioni di cadaveri, errori e goffaggini (lo ricordate vero Perugini, l’ex capo della squadra antimostro, andare in tv e rivolgersi al killer: "Guardami, io ti salverò...")

Fatto sta che ancora oggi, a distanza di 35 anni dall’ultimo delitto degli Scopeti, l’intera Italia pensa inconsciamente che quell’orrore possa in qualche modo riprodursi e perpetuarsi, al punto di intravederne l’ombra dietro ogni morte misteriosa, ogni episodio oscuro di cronaca nera che qui si registra. Una suggestione macabra per Firenze, una condanna da espiare senza colpe se non quella di non essere riuscita a fornire in così tanti anni una risposta giudiziaria convincente a tanto orrore.