ELETTRA GULLE’
Cronaca

Procreazione assistita, in cosa consiste la terapia. Ecco il percorso che devono affrontare le coppie

Parla Claudia Livi, la direttrice sanitaria Centro Demetra, uno dei centri di procreazione medicalmente assistita privati-convenzionati più importanti d’Italia: 30mila coppie aiutate in trent'anni

Crioconservazione di ovociti ed embrioni

Crioconservazione di ovociti ed embrioni

Firenze, 13 dicembre 2023 - Negli anni Ottanta le coppie non ne parlavano. Ricorrere alla procreazione assistita era un segreto da custodire ben stretto. Adesso, invece, molto è cambiato, perché sempre più bambini nascono proprio così. Basti pensare ai numeri del fiorentino Centro Demetra, uno dei centri di procreazione medicalmente assistita privati-convenzionati più importanti d’Italia, che si avvia a festeggiare nel 2024 i tre decenni di attività: 30mila coppie aiutate in trent'anni, 2945 bambini fatti nascere negli ultimi 5 anni, 660 gravidanze avviate nei primi 10 mesi del 2023. Claudia Livi è la direttrice sanitaria Centro Demetra. Con lei parliamo dei percorsi affrontati dalle coppie e delle loro difficoltà.

Intanto, da dove arrivano perlopiù?

“Da tutta Italia. Lavoriamo da molti anni con buonissimi risultati e, dunque, siamo piuttosto conosciuti. Le coppie che arrivano da noi sono toscane, ovviamente, e poi provengono da Lazio ed Emilia-Romagna in modo particolare. Quando vengono al nostro centro hanno perlopiù già concluso il percorso diagnostico”.

Dopo quanto tempo una coppia si rivolge a voi?

“Solitamente, dopo che tentano da un anno di avere un figlio. Oppure vengono prima, se sono emersi problemi specifici”.

L’età media della donna?

“E’ alta: 36 anni. Oggettivamente, per una serie di motivi le coppie oggi cercano i figli più tardi. Tra le difficoltà lavorative o il fatto di non avere poi il supporto dei nonni, la decisione viene rimandata. Purtroppo, c’è poca consapevolezza del fatto che la fertilità sia a tempo. Gli anni migliori sarebbero dai 25 ai 32. Ma sappiamo bene che oggi è molto raro diventare mamma a 30 anni”.

Quale percorso devono affrontare le coppie?

“Intanto, prendono un appuntamento per una consulenza con uno dei nostri medici. E fanno gli esami eventualmente mancanti. La coppia rivede poi il medico e sceglie il percorso più appropriato. A quel punto, finiti tutti gli esami viene data la terapia e si inizia il percorso di procreazione assistita. La terapia consiste nel dare farmaci che stimolano l’ovulazione. In questo periodo la signora deve fare anche delle ecografie di controllo per vedere come risponde l’ovaio. Viene poi programmato il prelievo degli ovuli, che avviene in sedazione cosciente. Nello stesso giorno, il partner produce il campione seminale. E in laboratorio vengono messi insieme gli ovuli e gli spermatozoi. Dopodiché, ci vuole qualche giorno per formare gli embrioni”.

E poi?

“Una volta che gli embrioni sono formati se ne trasferisce uno alla volta all’interno dell’utero. Se il medico consiglia di aspettare un mese, gli embrioni vengono congelati”.

Quali sono le percentuali di successo?

“Se la donna ha meno di 35 anni la percentuale media di gravidanza è del 38% per ogni ciclo di trattamento. Dai 35 ai 38 anni scende al 30%”.

È vero che l’infertilità deriva anche da stili di vita sbagliati?

“Certo. L’inquinamento ambientale ha un peso sia nella fertilità della donna che dell’uomo. In uno studio sugli abitanti della Terra dei Fuochi è emerso un aumento delle alterazioni del seme nei maschi. Senz’altro gli stili di vita modificano anche gli spermatozoi. Le ripetute infezioni del tratto genitale, l’abuso di sostanze alcoliche, il consumo di sostanze stupefacenti ed il peso influiscono sulla fertilità. Poi, lo ribadisco, la questione centrale è legata all’età. Bisognerebbe fare i figli presto. Certo, la procreazione assistita è utile per far avere figli a chi non riesce ad averli. Bisogna però pensare agli asili, a diversi impieghi per le donne, alla parità per il congedo parentale”.