La Toscana alza la voce. Un patrimonio di idee, visioni e obiettivi contro le discriminazioni

Lo sportello segreto nelle scuole lanciato dal Comune di Firenze all’iniziativa promossa da Qn sabato in piazza della Signoria. Regione, Cristina Manetti: "Il futuro non aspetta, è adesso"

Tre progetti – "molto chiari e concreti" li ha definiti il sindaco di Firenze Dario Nardella – per contrastare la violenza nei confronti della donne non più solo con slogan ma con azioni sul territorio. I piani, messi a punto con l’assessore al welfare di Palazzo Vecchio, Sara Funaro, sono stati annunciati dall’arengario di Palazzo Vecchio in occasione del flash mob ’Un minuto di rumore per Giulia’, l’iniziativa promossa da Qn, La Nazione, Il Resto del Carlino e Il Giorno e che si è svolta sabato 25 novembre. Il primo è di aspetto giuridico e riguarda il mandato che verrà puntualmente dato all’avvocatura del Comune di costituirsi parte civile in ogni processo che avrà come oggetto la violenza di genere.  Il primo riguarda il presidio del territorio con l’idea di potenziare i progetti di formazione degli agenti di polizia municipale affinché possano «gestire correttamente e senza mai sminuire o trattare con leggerezza denunce di violenza di genere».  Il terzo progetto entra direttamente nel mondo della scuola, uno dei più delicati nell’ambito della crescita, e prevede la costituzione di uno ’sportello segreto’ in ogni istituto fiorentino. Un luogo dove "una madre, una ragazza, una studentessa, possano fare una denuncia senza paura di essere seguite, minacciate, o addirittura picchiate ed offese dall’uomo che è il destinatario della sua denuncia". "Sono tre progetti che noi facciamo partire subito perché questa piazza ci chiede impegni veri, impegni concreti, l’indignazione non basta più" ha detto il sindaco Nardella. 

(Foto New Press Photo)

Firenze, 27 novembre 2023 – La Toscana sempre in prima fila per i diritti. Lo dice la nostra Storia. L'iniziativa "La Toscana delle donne", coordinato da Cristina Manetti, capo di gabinetto della Regione Toscana, ha lasciato il segno anche in questa edizione appena terminata: incontri, dibattiti, messaggi, testimonianze. "È stato evidente dal primo giorno della Toscana delle donne che si stava mettendo insieme un formidabile patrimonio di idee, visioni, energie, obiettivi per il futuro. E che quel futuro non è in qualche punto indeterminato e lontano nel tempo. Quel futuro è già oggi. Per la verità lo avevano già sottolineato presentando il programma delle iniziative. La Toscana delle Donne non è semplicemente un calendario di eventi, avevamo detto, è un progetto speciale e trasversale che non ha scadenze e vuole pesare in ogni settore delle politiche. Per questo paragono la settimana che ci siamo lasciati alle spalle ai blocchi di partenza in una gara di nuoto. Ci siamo tuffate e ora siamo determinate ad arrivare in fondo".

La testimonianza che l'ha maggiormente colpita?

"Ce sono state tante e tali che ho difficoltà a privilegiare questa piuttosto che quella. Ogni persona che ha raccolto il nostro invito ha lasciato qualcosa di significativo, che ci regala sguardi e motivazioni diverse. Semmai mi piace soffermarmi su uno degli incontri che più ha spiccato per originalità ma anche per capacità di emozionare e coinvolgere. Mi riferisco al confronto tra donne protagoniste di storie straordinarie. Abbiamo avuto così modo di ascoltare Barbara Leporini, ricercatrice del Cnr che per raggiungere la sua posizione non ha dovuto combattere solo contro la disparità di genere nel mondo della ricerca e dell’università. Nata ipovedente, ha perso la vista a pochi mesi dalla maturità, ma ha tenuto duro per ottenere il massimo dei voti e non si è tirata indietro nemmeno quando si è trattato di scegliere un percorso scientifico all’università. In questo sempre sostenuta dalla madre, che era con noi mentre la figlia ci raccontava. Nei suoi occhi commossi ho ritrovato il senso di molte cose e soprattutto quello del titolo che abbiamo voluto dare all’edizione di quest’anno: umanità. Senza dimenticare la storia di Roz Savage, la donna che ha attraversato l’oceano remando per cinquecento giorni da sola; o quella di Maura Tombelli, l’astronoma amatoriale grazie alla quale oggi nel cielo c’è un asteroide che porta il nome di Ati, la donna etrusca simbolo di emancipazione e libertà. Apparentemente una storia più semplice delle altre, eppure c’è sempre qualcosa di straordinario nella possibilità di realizzare un sogno coltivato fin da bambina, nel caso guardare le stelle, e di realizzarlo magari dopo un’intera vita dedicata al lavoro e alle cure familiari. E in realtà bisogna intendersi sul significato di straordinario. Non bisogna per forza attraversare un oceano a remi, ma piuttosto coltivare il coraggio per inseguire sogni e obiettivi. Donna è vita e chi dà vita può sempre realizzare cose straordinarie".

Donna e lavoro. C'è ancora da fare molto. Il patriarcato non molla a parte qualche impresa illuminata.

"Diciamo che in questi anni alcuni passi avanti sono stati fatti, ma è ancora molto lunga la strada che abbiamo di fronte. Rischiamo addirittura di arretrare rispetto a risultati già conseguiti, se non manterremo alto il livello di attenzione. E bisogna sempre essere consapevoli che l’uguaglianza formale – il livello della legge che è uguale per tutti e tutte, per intendersi – non basta di fronte a situazioni di disparità sostanziale. C’è bisogno non di interventi di favore, ma di politiche attive. Altrimenti si riproducono o si consolidano diseguaglianze quali quelle evidenti, per esempio, nei trattamenti pensionistici, risultato di diseguaglianze effettive di un’intera vita".

Donna e diritti. Il segnale del bonus asili nido della Regione Toscana è stato importante. C'è ne saranno altri?

"Sì, stiamo studiando altre misure, pur alla luce di un contesto finanziario non facile. Ma la cose più importante è andare oltre le misure specifiche per fare in modo che tutte le politiche acquisiscano e non mettano più in discussione una logica di parità di genere. E che a questa visione si ispirino bandi e opportunità. Tenendo fermo il timone in questa direzione, sono convinta che potremo raggiungere risultati importanti".

Donne e società. Dobbiamo continuare a fare rumore. Lei sabato era in piazza della Signoria a Firenze alla nostra iniziativa organizzata con il Comune di Firenze, davanti a 4mila persone che volevano lanciare un messaggio ben preciso.

"Niente deve essere più subito in silenzio. Di fronte a ogni violazione e violenza dobbiamo alzare la voce e far sì che questa voce si faccia coro e che questo coro coinvolga sempre più le donne e anche gli uomini, perché la libertà, il rispetto, la sicurezza delle donne sono una battaglia di civiltà che riguarda tutti. Giulia è solo l’ultima di una catena infinita di un femminicidi ma è diventata anche un simbolo di tutto ciò che è stato e che dovremo fare in modo che non si ripeta più. Purtroppo i femminicidi non spariranno dall’oggi al domani, ma la terribile ferita che associamo al volto sorridente di questa ragazza può diventare uno spartiacque tra un prima e un dopo. E in questo dopo ci siamo noi che non intendiamo più fermarci".