Firenze, 20 febbraio 2019 - Mittente: Tiziano Renzi. Destinatari: l’avvocato Luca Mirco, il genero Andrea Conticini, la moglie Laura Bovoli. Oggetto: contratto per il 10% a ‘todobien’. «Secondo me occorre predisporre un contratto che preveda questo compenso in base ad un lavoro potenzialmente contestabile anche se il contratto deve essere apparentemente non punitivo... Chiaramente per i clienti che Eventi6 passerà come realizzazione alla cooperativa Marmodiv.. quindi aderiamo alle loro condizioni. Contemporaneamente creiamo una nuova cooperativa e la mettiamo pronta. Presidente Spiteri, soci Paolo e Carlo. Quando abbiamo preso in mano i lavoratori facciamo il blitz cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv per mancanza lavoro che nel frattempo dall’oggi al domani lo dirottiamo alla nuova. Ditemi se come strategia può andare sostanzialmente baci in bocca fino a gennaio e poi una calorosa stretta di mano». 
Dal computer di «Lalla», la madre dell’ex premier, è spuntata un’email che per gli investigatori della guardia di finanza è un po’ la summa del «sistema Tiziano»: un «modus operandi criminogeno», scrive la procura guidata da Giuseppe Creazzo nella richiesta di arresti, già applicato in passato, a vantaggio dell’ammiraglia Eventi6, e che, nel novembre del 2015, si sta replicando alla Marmodiv, l’ultima, in ordine cronologico, della galassia Renzi mandata al disfacimento. 
Sarà disinnescando conversazioni come questa, che i genitori dell’ex premier dovranno cominciare la loro controffensiva
 
Il loro legale, Federico Bagattini, annuncia che i suoi clienti sono intenzionati a rispondere. All’esito dell’interrogatorio, sarà valutata anche l’opzione del tribunale del Riesame, per sperare nella revoca del provvedimento che dalla serata di lunedì, confina Tiziano Renzi e Laura Bovoli agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta e false fatture (anche intestate a ditte pakistane).
A qualcuno, sorprendono i tempi dei provvedimenti. Il pm Luca Turco, titolare del fascicolo sulla Marmodiv – su cui pende una richiesta di fallimento dinanzi al tribunale, con ulteriori tre indagati che fanno salire il computo totale a 18 – aveva chiesto l’arresto dei Renzi (ed il carcere per Mariano Massone) il 26 ottobre dell’anno scorso. Il giudice ha dato l’ok alle misure (domiciliari per tutti) il 13 febbraio. L’operazione è scattata cinque giorni dopo. «C’è un termine solitamente più breve tra la firma e l’esecuzione, ma da qui ce ne corre dall’immaginare condotte maliziose», taglia corto il difensore dei Renzi. 
 
Sotto la lente d’ingrandimento, c’è anche il vortice di nomi e nomine delle cooperative create «affinché Eventi6 (con un volume d’affari moltiplicato da 1 a 7 milioni) potesse avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali». Società sistematicamente avviate alla bancarotta, costituite inizialmente grazie al contributo, anche inconsapevole, di amici e parenti, pescati soprattutto nel «cerchio magico» di Rignano: l’autista del camper di Renzi alle primarie, Roberto «Billi» Bargilli e la moglie, Laura Pratellesi; un’amica di famiglia come Lilian Mammoliti o la nipote dei Renzi, Cristiana Carabot. Formalmente, quest’ultima, partecipò con il versamento della quasi metà del capitale sociale di 30mila euro della Delivery, nel 2009, ma lei, ai finanzieri, ha detto di non aver mai fatto l’amministratrice e nemmeno di ricordare chi la portò dal notaio.

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