Città della Pieve (Perugia), 4 ottobre 2021 - "Alex era il mio angelo. L’ho amato più di tutto. Era un ragazzino sveglio, carino che amava la vita. Lo volevo accanto. Non potrò mai perdonare Catherine per quello che ha fatto". Norbert Juhász non ha più lacrime, è sfinito dal dolore da quando venerdì la tragedia si è abbattuta sulla vita via whatsapp. Poco prima delle 15 gli è stato inviata la foto del figlioletto di appena due anni coperto di sangue: il volto imbrattato, il collo devastato. "Nessuno lo avrà, c’era scritto nel messaggio che l’accompagnava - racconta ora Norbert a ’La Nazione’ - La madre lo ha inviato all’altro suo figlio (un ragazzo di 18 anni avuto da una precedente relazione, ndr) e lui lo ha inoltrato a me. Ho sperato che quella foto fosse falsa. Sono andato subito alla polizia".

Secondo il padre, subito dopo, Catherine avrebbe chiamato una conoscenza comune e, di fatto, avrebbe confessato. Conversazione che sarebbe stata registrata. E che potrebbe adesso essere vagliata dalla procura di Perugia che ha già preso contatti con il padre e il suo legale.

Un quadro agghiacciante: il delitto atroce di un bambino che ha il sapore amaro di una folle vendetta e di una morte annunciata che sarebbe potuta essere evitata. Perchè nella lunga battaglia per la custodia del piccolo assassinato venerdì a Po’ Bandino e poi deposto dalla madre sul nastro trasportatore della cassa di un supermercato, il padre ritiene che non si sia data la giusta rilevanza ad alcuni segnali nel comportamento di Erzsebet Katalin Bradacs, ballerina di 44 anni, che secondo le autorità di Budapest avrebbe dovuto consegnare al padre il piccolo già dal 23 settembre. Ma ciononostante era in Italia. Sarebbe fuggita, raggiungendo Umbria e Toscana dove la sera prima della morte del piccolo i carabinieri di Chiusi l’avevano fermata trovandole in borsa un coltello, poi sequestrato. "La madre aveva anche minacciato di dare fuoco al bambino - racconta ancora il padre dall’Ungheria - e nonostante ciò non hanno fatto nulla. Tutti vedevano come non fosse assolutamente adatta a crescere un figlio ma non le è stato tolto". La donna che ora si trova in carcere indagata per omicidio volontario aggravato non ha confessato il delitto ma ha fornito, nel corso delle ore, versioni che gli inquirenti non ritengono attendibili.

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Per Norbert la tragedia poteva essere evitata. "Le autorità ungheresi hanno commesso molti errori - ha spiegato l’uomo a La Nazione nella lunga intervista tradotta dalla giornalista Eszter Lakat -. Ho richiesto invano la tutela (del figlio) e non hanno fatto nulla. Alla fine un giudice ha disposto che Katalin non fosse autorizzata a crescere il bambino. Sono assolutamente convinto che una simile tragedia sarebbe stata evitata se le autorità ungheresi avessero agito in tempo". E’ stato contattato dalle autorità investigative italiane? Verrà in Italia? "Si siamo stati chiamati dalle autorità italiane. Si sono messi in contatto con il mio avvocato, si sono comportati in maniera corretta".

György László Kalmár membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione dei Padri stava fornendo in questi mesi supporto legale proprio al papà del piccolo Alex. "Era nota a tutti la questione - è scritto nella denuncia formale sporta dall’associazione -: davanti a rappresentanti degli uffici di tutela la madre si era già percossa la pancia, durante la gravidanza. Successivamente, hanno ricevuto una serie di segnali, in parte dai servizi di assistenza all’infanzia e in parte dalle infermiere, su casi più spaventosi… In presenza di professionisti della protezione dell’infanzia la madre ha afferrato il gattino siamese di sua nonna e l’ha colpito contro il muro senza ulteriori indugi. Quando il bambino avrebbe dovuto essere nutrito, ha dichiarato che ora non era in uno stato mentale per farlo".