Breccia di Porta Pia
Breccia di Porta Pia

Firenze, 20 settembre 2021 - Quando venne firmato l’accordo bilaterale italo-francese della ‘Convenzione di settembre’, il 15 settembre del 1864, il Regno d’Italia si impegnava a non invadere lo Stato pontificio. Da parte sua Napoleone III, che proteggeva il Papa avendo bisogno del consenso dei cattolici francesi per mantenere il potere, garantì il ritiro delle truppe, che fino a quel momento avevano presidiato Roma. A garanzia dell’impegno preso dall’Italia però, e come prova incontrovertibile della rinuncia a Roma capitale, l’Imperatore pretese il trasferimento della Capitale da Torino a un’altra città.

Appresa la notizia, nel capoluogo piemontese ci furono sommosse con morti e feriti e scontri repressi nel sangue. La scelta ricadde su Firenze, come tappa di avvicinamento a Roma, ipotesi mai del tutto accantonata. E così, il capoluogo toscano divenne Capitale del Regno il 3 febbraio 1865 e per sei anni, che costarono al Comune il fallimento finanziario. Ci pensò la grande storia a far concludere la parabola fiorentina: con la caduta di Napoleone III, nella sconfitta di Sedan contro le forze prussiane, venne meno la protezione che l’Imperatore aveva garantito al Papa. Il governo repubblicano che subentrò al potere era fortemente anticlericale, e il ministro degli Esteri francese Jules Favre non tardò a riferire a quello italiano che, sulla “questione romana”, c’era oramai piena libertà di iniziativa.

Nel 1870 l’Italia era unita da 9 anni, ma il processo di unificazione dei territori non era ancora del tutto terminato. Il regno lombardo-veneto era stato annesso quattro anni prima. Mancavano lo Stato Pontificio, ridotto ormai ai territori che comprendevano Roma, Viterbo e Frosinone, e l’attuale Trentino-Alto Adige. Con la dissoluzione dell’impero napoleonico, la monarchia italiana cominciò a concentrarsi sull’ultimo obiettivo che avrebbe portato a compimento il progetto unitario: Roma, considerata la  ‘naturale’ capitale del Regno, da Garibaldi come da Cavour. Dopo Sedan, senza più alcun tipo d’impedimento, alle truppe italiane non rimaneva altro che mirare alla conquista della città di Pio IX.

Quello che si consumò il 20 settembre 1870, è stato un momento fondamentale per la fine di Firenze capitale: la Breccia di Porta Pia fu infatti decisiva per lo spostamento della capitale alla Città Eterna. I soldati italiani comandati dal generale Cadorna entrarono nelle mura della città, dopo tre ore di bombardamenti, attraverso una breccia aperta con un colpo di cannone, a pochi passi dalla porta disegnata da Michelangelo. La ‘presa di Roma’ doveva avvenire in fretta, senza che il Papa e le sue truppe passassero da martiri, e che questo potesse comportare dei problemi diplomatici di difficile soluzione. All’alba di quel 20 settembre, due divisioni dell’esercito italiano, l’11esima e la 12esima, erano già appostate fuori dalle mura, tra i giardini e i campi. Quello tra Porta Pia e Porta Salaria, a nordest, era uno dei punti militarmente più vulnerabili, poiché difesi nel modo peggiore.  Porta Pia era stata una delle ultime opere del Buonarroti, costruita per ordine di Papa Pio IV (da cui il nome) tra il 1561 e il 1565. Il primo a superare lo sbarramento fu il sottotenente Cocito del 12° Bersaglieri. Fu suo il compito di dare al generale il solenne annuncio dell’unità d’Italia completata: «Ore 10. Forzata la Porta Pia e la breccia laterale aperta in quattro ore. Le colonne entrano con slancio, malgrado una vigorosa resistenza». La presa di Roma costò all’esercito italiano 49 morti, di cui quattro ufficiali e 141 feriti tra cui nove ufficiali. Fra le truppe pontificie si registrarono 19 morti, tra cui un ufficiale, e 68 feriti.

Alle 10 del mattino di quel 20 settembre, Roma era stata conquistata. Il generale pontificio, Hermann Kanzler, mandò le condizioni per la resa, che il generale italiano Cadorna accettò: la consegna di tutte le armi e le munizioni presenti in città, a eccezione di quelle presenti nella cosiddetta città leonina, corrispondente all’attuale Stato Vaticano; gli onori di guerra alle truppe pontificie e la possibilità, per gli ufficiali, di tenere armi e cavalli. I soldati, invece, che erano in gran parte stranieri, sarebbero stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine a spese del governo: il 21 settembre, prima di andarsene da Roma, vennero benedetti da Pio IX in piazza San Pietro. La data del 20 settembre è stata celebrata come festività nazionale dal 1895 al 1930, prima di essere abolita in epoca fascista. Il conflitto però, non si concluse nel 1870, ma si è protratto per quasi cinquant’anni sul piano diplomatico, fino alla Conciliazione, l’11 febbraio 1929. Quando il Trattato Lateranense ha riconosciuto la sovranità dello Stato della Città del Vaticano, che ormai non aveva nulla in comune con l’antico Stato della Chiesa.

Nasce oggi

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