Matilde, una strega dal cuore d’oro. L’uomo chiedeva l’elemosina e lei...

Lo aveva riconosciuto dopo tanti anni, alto, con quella faccia storta e una voglia di fragola sotto l’occhio

Vichi

Camminando in centro voltò in una viuzza… e lo vide, seduto in quel cantuccio, accanto a un bidone

della spazzatura, infagottato in una coperta sudicia, con un cappello davanti e un cartoncino logoro con una scritta a pennarello: “Aiutatemi”. Sì era lui, Matilde non aveva dubbi, era proprio lui, lo spilungone, inconfondibile con quella faccia lunga un po’ storta e una voglia di fragola sotto l’occhio sinistro… Non poteva esistere al mondo un essere uguale a quello spilungone, per fortuna…

Matilde rivide nella mente la scena che aveva vissuto sette anni prima, durante un periodo difficile in cui era stata costretta a fare le pulizie negli alberghi e negli uffici. Faceva orari impossibili, la pagavano una miseria, ma aveva una bambina piccola e non poteva fare altrimenti. Una mattina, dopo una notte insonne per via della bimba che aveva male al pancino, aveva fatto in fretta e furia le pulizie in un grande ufficio, e quando stava per andarsene era arrivato il capo del personale, uno spilungone con la faccia indurita dalla smania di un potere che non aveva, come si poteva leggere sulla sua faccia. Senza nemmeno salutarla si era guardato intorno, e dopo aver strusciato l’indice sopra un ripiano, a un metro e ottanta di altezza, l’aveva guardata all’alto in basso… lei piccolina, con gli occhi pesti

per la notte insonne… e le aveva mostrato il polpastrello impolverato.

“Qui c’è sporco” aveva detto, gelido.

“Mi dispiace…”

“Non deve succedere” aveva detto, pulendosi il dito con un fazzolettino.

“Ho passato una notte infernale.”

“Noi paghiamo, per questo servizio.”

“Mi hanno anche dimezzato i tempi per fare la stessa quantità di lavoro.”

“Questo non mi riguarda” aveva detto lo spilungone, senza nemmeno il coraggio di guardarla in faccia.

Matilde allora non ce l’aveva fatta più.

“Senta un po’, lei hai idea di quanto mi pagano? Forse lei quei soldi li guadagna in tre minuti… Be’, ne faccia quel che vuole dei suoi soldi. Le auguro di ritrovarsi nella mia situazione, così potrà capire cosa significa sgobbare per una manciata di spiccioli.” Si era strappata di dosso la spolverina da lavoro, l’aveva gettata in terra e se n’era andata, lasciando lo spilungone a bocca aperta.

Ovviamente aveva perso il lavoro, ma non se n’era pentita. O forse un po’ sì. Aveva vissuto settimane piuttosto difficili, ma poco tempo dopo il destino aveva voluto premiarla, facendole vincere dei soldi al Lotto. Dal giorno in cui aveva mandato a quel paese lo spilungone, aveva continuato a giocare dei numeri

ricavati proprio da quella vicenda… la data, l’ora, il numero civico dell’ufficio. Aveva vinto quasi un milione di euro, quanto bastava per cambiare completamente vita… E adesso eccolo lì, quel povero cristo.

L’anatema di Matilde era andato a segno, lei si sentiva quasi una strega. Lo spilungone era precipitato nella disgrazia, chissà cosa gli era successo. Poteva pensare “questo non mi riguarda”, però Matilde era una strega con il cuore d’oro, e le faceva pena vederlo in quelle condizioni… anche se in un angolino della coscienza provava una certa gioia, per quella lezione di vita che chissà quale dio aveva impartito a un uomo presuntuoso e arido. Comunque lei non era come lui, non sarebbe mai riuscita a essere come lui. Si avvicinò a quel disgraziato e gli mise in mano cento euro. Quando l’uomo vide la banconota la osservò per qualche istante con sguardo ebete, come se non sapesse cosa fosse, poi a un tratto si illuminò, alzò gli occhi e afferrò una mano della sconosciuta per baciarla, ma lei la tirò via con un certo ribrezzo.

“Sic transit gloria mundi…” sussurrò. Lo spilungone borbottò qualcosa di incomprensibile, come se non sapesse più nemmeno parlare.

“Non mi riconosci, vero? Non importa, ti auguro di risollevarti” disse Matilde, e se ne andò sinceramente sperando che anche quell’augurio si avverasse. Ma quella sera, a cena da amici, volle brindare alla giustizia del destino, e a chi le chiese come mai rispose con un sorriso.