Il Pojana diventa Arlecchino, una notte con Pennacchi

Appuntamento stasera e domani al teatro Petrarca di Arezzo

pennacchi
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Arezzo, 30 gennaio 2024 – Un Arlecchino contemporaneo quello che sale sul palco del Petrarca questa sera. Il più celebre personaggio della commedia dell’arte rivive nella mani di Andrea Pennacchi, attore e drammaturgo noto al grande pubblico per il personaggio del “Pojana”,

che interpreta su La7 come ospite fisso a Propaganda Live. È questa l’operazione che il regista Marco Baliani porta avanti in “Arelecchino?”, spettacolo di cui firma anche il testo in scena in prima toscana stasera e domani alle 21 ad Arezzo nell’ambito della programmazione nata dalla sinergia tra Fondazione Toscana Spettacolo, Fondazione Guido d’Arezzo e Comune.

Pennacchi in che modo questo Arlecchino è contemporaneo?

«Già di per sé la commedia dell’arte è stata creata per aprirsi

costantemente sul mondo che la circonda, già nel testo tradizionale, noi ci misuriamo con la tradizione consapevoli già nelle parole del regista Marco Baliani, che stiamo lottando per sottrarlo alla

consuetudine. Non farlo così perchè si è fatto sempre così, Goldoni stesso stava rompendo con una tradizione precedente. Ci siamo messi in lotta con questa specie di divinità che è il testo e con l’attesa perchè nella mente di molti la tradizione è l’Arlecchino di Strehler, noi cerchiamo di tenerlo vivo nel nucleo. La lotta non è mai contro Goldoni che ci

siamo accorti era lì con noi e si divertiva, è più con un modo di intendere Arlecchino».

C’è un po’ di Arlecchino in ognuno di noi?

«Certo, l’Arlecchino che abbiamo dentro a volte è un diavoletto

a volte buono e cerca di far del bene, la parte interessante è proprio quella».

Cosa direbbe il Pojana di Arlecchino, andrebbe a vederlo a teatro?

«Il Pojana a teatro non ci andrebbe, significa tempo sottratto al lavoro, e di Arlecchino direbbe: chi è quello vestito da Scaramacai?»

Attore, drammaturgo, regista teatrale, ha lavorato tanto anche in tv, ma è il palco la sua passione più grande?

«Sì è il teatro, senza togliere niente alle altre esperienze meravigliose, ma il primo amore è difficile da dimenticare. A teatro c’è un

rapporto col pubblico, c’è il senso che la cosa che stai facendo

non verrà mai più così, è unica».

Mai stato ad Arezzo?

«Sarà la prima volta, ma io sono un grande turista, anzi un frequentatore di posti, cerco sempre il bar che mi piace, il posto

per l’aperitivo, le cose da vedere e lo farò subito anche ad Arezzo».