Livorno, 6 gennaio 2016 - «Oggi Piombino riparte davvero». Così twittava il governatore Enrico Rossi nel giorno della storica firma - al ministero per lo sviluppo economico (Mise) - dell’accordo di programma per la messa in sicurezza e la riconversione industriale della ex Lucchini. A due anni e mezzo dalla storica firma per la riconversione e riqualificazione del Polo siderurgico di Piombino, il piano per il suo rilancio va avanti adagio. Anzi, quasi indietro. Aferpi, la controllata da Cevital che ha rilevato la ex Lucchini, nonostante l’impegno di Governo, Regione e di Issad Rebrab, il magnate algerino che nell’affare ha già impegnato 102 milioni, ottiene credito con difficoltà. Anche a causa dei forti contrasti che il patron di Cevital incontra con il governo algerino. E il modello-Piombino, negli annunci destinato a fare scuola, rischia ora un drammatico effetto rebound per migliaia di addetti, fra diretti e indotto.

«Il piano di rilancio della ex Lucchini è la vertenza principe della nostra Regione»: lo ha detto anche ieri a La Nazione il consigliere per il lavoro, Gianfranco Simoncini. Le Rsu sono in stato di agitazione e in consiglio di fabbrica fanno il punto della situazione. I lavoratori sono pronti a proteste eclatanti per sbloccare una situazione di stallo che, fra ritardi e rinvii, rischia di compromettere il lavoro di questi anni. Da settembre i sindacati attendono invano la convocazione al Mise. Ma il referendum prima e poi il passo indietro di Renzi - che pure su Piombino non si è certo risparmiato - hanno fatto cadere nel vuoto i promessi incontri mensili al ministero per le verifiche sul cronoprogramma. La continuità produttiva (con produzione annuale al 40%) è fondamentale per la salvaguardia dei contratti di solidarietà. Ma ora è a rischio e con essa gli ammortizzatori sociali. Rebrab dovrebbe incontrare il ministro Calenda all’inizio della prossima settimana. Le richieste sono il piano industriale aggiornato, il piano finanziario privato e delle banche, il nuovo cronoprogramma. Unica cosa certa: aspettare non si può più.