Gli artisti aretini a Sanremo
Gli artisti aretini a Sanremo

Arezzo, 12 febbraio 2019 - Hanno dato gli esami di maturità a febbraio, quando il grosso degli studenti al massimo si lecca le ferite di un 4 o si gonfia il petto per un 8 nelprimo quadrimestre. E allora, prima di archiviare il Festival di Sanremo e riporlo nel cassetto in alto a destra della libreria, perché non dare le pagelle anche agli «eroi» di una settimana?
WOODWORM LABEL. La prova più difficile è stata quella di spiegare al mondo che esistevano e di sdoganare un nome più complicato del dado di Rubik, diretto quanto un regionale sulla linea lenta. Il resto lo hanno centrato a mani basse, credendo nell'impossibile e realizzandolo: un gruppo e due artisti in finale, quattro premi della critica (in media uno più dei partecipanti, anche la statistica si lustra gli occhi) e il messaggio implicito lanciato a tanti artisti in cerca d'autore della musica italiana: se volete vedere Sanremo o ci andate in ferie o scegliete la nuova etichetta discografica. 
Voto 10 e lode. La lode per aver trainato in riviera la meglio gioventù aretina (manager, Rasenna Band, sbandieratori e chissà quanti altri in valigia...)

RANCORE. Pare che Ultimo, scottato dalla sconfitta, gli abbia chiesto in prestito il nome: ma lui se lo è tenuto. Rapper dal Tufello, con genitori di mezzo mondo, a Sanremo passando per Arezzo, naturalmente via Woodworm. Sesto posto assoluto (e con il garbo di lasciare strada alla travolgente Bertè) più tre premi della critica: sarebbe anche lui da 10 se non avesse viaggiato tenuto per mano da Daniele Silvestri, forse il migliore dei nostri cantautori. 
Voto 9

MOTTA. Mantiene l’espressione triste del cagnolino più jellato dei 101 ma non sa più perché: primo Sanremo, premio per il miglior duetto con Nada, in classifica davanti agli Zen Circus, ai Negrita e a tanti altri, super ammirato per il look quando di fondo si è solo cambiato di serata in serata la camicia, una fidanzata (o moglie? Misteri del gossip...ma la sua risposta è da 10, "la verità è che la sposo ogni giorno") come Carolina Crescentini. Prossime mosse? Ritrovare l’Italia smarrita. E sorridere, almeno per una volta. 
Voto 8

THE ZEN CIRCUS. Tamburini, sbandieratori, un formidabile quartetto di ottoni, gli emoticon, un clima quasi noir: hanno dimostrato come si fa a calamitare l’attenzione generale. I più li considerano tra i nuovi arrivati sul pianeta della musica, in realtà festeggiano a Sanremo i 20 anni di carriera. E per l'occasione oltre a fare un figurone vogliono evitare di cambiare pelle. Quindi? Ormai preda delle manie di grandezza, sfoggiano perfino una discreta canzone, tra le più sottovalutate dalla critica. Ma la lasciano volutamente senza ritornello, per evitare che venisse cantata sotto la doccia e non provare quindi l’affronto di arrivare tra i primi. Si fermano al 17° posto: missione compiuta. 
Voto 7

NEGRITA. Nel 2003 erano arrivati diciottesimi, bruciando in classifica solo Minghi e Iva Zanicchi. Hanno aspettato 16 anni per tornare e stavolta sono arrivati ventesimi. Messa così sembra una parabola lancinante ma in realtà nel mezzo hanno venduto milioni di dischi e sono diventati un gruppo di riferimento del rock italiano. Non avevano la loro canzone più identitaria, se non altro perché contaminata da forti iniezioni di pop, ma probabilmente avendola non l'avrebbero mai «sprecata» per Sanremo: e comunque è cresciuta di serata in serata e nelle radio comincia a fare breccia. E ora diventa il disco volante dal quale lanciare il loro album sui 25 anni di carriera.
Voto 6.5. In crescita

RASENNA BRAS. Arrivano a Sanremo dopo gli altri, quasi alla chetichella, proiettati dal pianeta terra dei piccoli concerti alla luna di Sanremo. Sbucano quasi a sorpresa dietro gli Zen Circus in diretta Rai: non fanno cucù ma gli regalano un tappeto di note ricamato dai loro ottoni e che in tanti rimpiangono nella finale. E a colpi di selfie dimostrano di non aver perso neanche il candore originale.
Voto 7.5

SBANDIERATORI. Non cantano, nessuno li presenta, non figurano neanche nei «credits» delle canzoni. Ma trasmettono energia. E dimostrano che ogni tanto il mondo un po’ rigidino della Giostra può mescolarsi con il resto del mondo.
Voto 7

ROMINA ZADI. Per tutti Sanremo finisce, per lei continua. Dalle coreografie intorno a Baglioni al tour di Baglioni. E’ nel gruppo, non fa la solista ma regala classe ed armonia (guarda caso proprio la fissa di Baglioni...) ed è puntuale e precisa come chi ogni mattina sale in treno e lo guida.  E di sicuro colpisce l'immaginario molto più di qualunque ferroviere o controllore.
Voto 7

BEPPE ANGIOLINI. Semina i suoi consigli estetici tra gli Zen Circus e Motta e scopre sui giornali nazionali che il suo tocco è stato notato e riconosciuto. Prossimo obiettivo: cambiare le giacche a Bisio e tutta Sanremo sarà ai suoi piedi.
Voto 7+

MAURO VALENTI. E’ Morgan a tirarlo non per la giacca ma per la giacchetta. «Fantastico, questa non è Sanremo, è Arezzo Wave» esclama a sorpresa tra un’intervista e l’altra. E Valenti? Compiaciuto non replica. E solo dal labiale ricostruisci uno stupito «Sanremo chi?».
Voto 7