Gli interventi in Sant'Agostino
Gli interventi in Sant'Agostino

Arezzo, 3 marzo 2018 - Neve salata. Malgrado il sale sia aromatizzato e la pioggia abbondante l’abbia ripulita, il conto rischia di essere alto. Il conto dei danni. Il salasso di Burian, questo uomo del nord che in una settimana con la sua perturbazione ghiacciata ha preso gli abiti più arcigni dell’inverno. Agricoltura, strade, servizi: e in più le spese affrontate per parare l’emergenza a tutti i livelli, prima in fase preventiva e poi dopo il passaggio delle ore peggiori.

Un’emergenza che sembra al capolinea, a parte una striscia di pioggia che da ieri si è abbattuta anche da queste parti. Tra le conseguenze allagamenti robusti al Bagnoro, dalla zona del campo tiro ai garage, e infiltrazioni in tanti appartamenti. E un allerta per il ghiaccio che resta giallo: motivo? Nel suo bollettino la Regione si concentra soprattutto sulle temperature notturne della Valtiberina. E quindi sulle brutte sorprese che potrebbero ancora arrivare, a mò di colpo di coda, dalla E45.

Capitolo strade. Il maltempo, dalle temperature a picco fino alla pioggia battente, ha decisamente compromesso il manto stradale. E’ evidente in città ma le cose non cambieranno in gran parte della provincia. Già nelle scorse settimane il sindaco Ghinelli aveva chiesto pazienza di fronte ai danni portati dai nubifragi che avevamo preceduto il passaggio di Burian. Già allora parlava di un aggravarsi della condizione delle vie, buche in testa. Tema sul quale il Pd ha innescato un documento di protesta nelle ultime ore.

Il fenomeno in queste ore si è andato appesantendo, basta fare un giro di ricognizione in città. Ai danni legati alle infiltrazioni di acqua si uniscono quelli portati dai mezzi che passano sia per lo spargimento di sale che soprattutto per rimuovere gli accumuli di neve e che fatalmente incidono sul’asfalto. Ci vorranno solo nel Comune, anche se è chiaro che il conto non può essere preciso, centinaia di migliaia di euro per intervenire sulle situazioni più compromesse: in aggiunta a quelle già robuste che il piano dei lavori pubblici prevedeva alla voce manutenzione.

Poi c'è il «buco nero» dell’agricoltura: il passaggio rischia di aver compromesso nel momento decisivo tutto il settore dell’ortofrutta e già si parla di un danno da 400 milioni a livello nazionale. E qui abbiamo una delle zone più fiorenti. Poi ci sono da misurare quelli a medio termine, sulla situazione di olio e vino. E il blocco dei mezzi pesanti è costato carissimo in termini di incassi, una brusca frenata al rifornimento di negozi e mercati ambulanti. Costi che arriveranno in parte direttamente in tavola: già in vista, a fronte del calo della produzione, un’impennata dei prezzi.

E poi ci sono le spese sostenute a fronte di tutta l’emergenza. Una buona notizia ieri è arrivata a Badia Tedalda e a Sestino: alla loro richiesta di calamità regionale, il presidente Enrico Rossi ha detto sì. Non ancora, è chiaro, per riconoscerla ma per inviare dei tecnici a stimare se ce ne siano le condizioni. E alla luce della «bomba di neve» caduta in quelle zone la cosa non dovrebbe essere particolarmente in discussione.

Discorso diverso quello della E45: il gelicidio non è colpa di Anas ma quei chilometri di superstrada pagano ritardi imbarazzanti, accumulati, tipo neve, con il tempo. Danni quattro stagioni: il disgelo non ci salverà.