pionta
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Arezzo, 15 ottobre 2019 - Tanti appuntamenti al campus del Pionta tra arte, musica e lingua italiana. Il primo con il cantante Lorenzo Baglioni. Oltre 10 milioni di visualizzazioni per la sua canzone sul congiuntivo. Ora il cantante Lorenzo Baglioni sarà ospite del corso di Grammatica italiana del professor Giuseppe Patota. Appuntamento mercoledì 16 ottobre, ad Arezzo, nell’aula magna del campus del Pionta alle 16. La sua canzone dedicata al congiuntivo ha ottenuto un grande successo al festival di Sanremo dello scorso anno e ha totalizzato milioni di visualizzazioni. Lorenzo Baglioni, parteciperà all’incontro dal titolo “Il congiuntivo, l’apostrofo, i numerali e altre storie”, che si svolgerà dalle ore 16 nell’aula magna del campus del Pionta in viale Cittadini mercoledì. Lorenzo Baglioni è un artista attivo non solo sul “fronte del congiuntivo” ma anche su quello dell’impegno civile e della didattica inclusiva. Mercoledì all’Università racconterà la sua storia, parlerà di alcune delle canzoni contenute nel disco “Bella, Prof!” , delle sue incursioni nel mondo della televisione e del libro scritto insieme al fratello Michele, “È tutto calcolato. Teoremi e funzioni” (Mondadori), dedicato al mondo della matematica. Baglioni ha anche promesso di interrogare il professor Patota sul congiuntivo. Patota, dal canto suo, ha replicato che non si sottrarrà all’esame.

Il secodno: L’arte come strumento introspettivo tra normalità e follia. Se ne parlerà mercoledì 16 ottobre ad Arezzo, dalle ore 14 nella sala dei Grandi del campus universitario del Pionta (viale Cittadini), in un incontro dal titolo “Arte, censure, pregiudizi”, organizzato in occasione dalla donazione dell’Archivio della famiglia Martini al Dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale dell’Università di Siena. La donazione è stata generosamente promossa e sostenuta dal dottor Paolo Martini, ultimo esponente di una famiglia di psichiatri che hanno operato nell’Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo in epoche diverse: Gaetano e Furio Martini durante le direzioni Pieraccini e Benvenuti, e Paolo Martini durante la direzione di Agostino Pirella, momento in cui Arezzo diventa una delle esperienze più significative di dismissione manicomiale per il movimento antistituzionale in Italia.
Negli anni di attività lunga un secolo della struttura manicomiale nel Pionta aretino, e fino alla sua definitiva chiusura nel 1989, la pratica artistica ha trovato un certo spazio anche fra i pazienti. Lo stesso Arnaldo Pieraccini alla fine dell’Ottocento dedica alcuni studi sul rapporto arte e follia quando opera presso il manicomio di Macerata, come testimonia l’indagine della storica dell’arte Giulia Pettinari, che interverrà mercoledì prossimo. Il ‘Contributo allo studio dell’arte nei Pazzi’ di Pieraccini, scritto con Gianditimo Angelucci nel 1894, trova poi applicazione clinica in alcuni momenti ricreativi pensati da Pieraccini anche nel manicomio aretino, fino all’istituzione di un vero e proprio atelier di pittura, nel 1959, per volontà dello psichiatra Furio Martini, esperienza di cui parlerà lo storico dell’arte Paolo Torriti.
La memoria e le testimonianze di questa attività di ricerca, custodite nell’Archivio dell’ex Onp del Pionta e che attraversano, con significati e declinazioni distinte tutte le direzioni, da Pieraccini, a Benvenuti e Pirella, affiancate dalla dedizione medica e professionale dei Martini, costituiscono una preziosa risorsa sulla quale l’evento di mercoledì prossimo vuole porre l’accento. “In una più ampia e ‘laica’ visione multifocale offerto dal programma di questi interventi -  – spiega il professor Sebastiano Roberto, docente di Storia dell’Architettura all’Università di Siena - , la creatività ‘patologica’ supera la clandestinità impenetrabile entro le strutture manicomiali e strettamente si lega, omologandosi, all’affollato mondo di voci del disagio, della lateralità emarginata, dell’inascoltato dolore. Del resto, come verrà spiegato dalla critica d’arte Bianca Tosatti, ideatrice del concetto di ‘Arte irregolare’, soffermare l’attenzione su questi lavori, che sono l’unico mezzo per affermare un’esistenza e un’identità spesso rifiutate, non vuole essere un retorico e compassionevole riconoscimento di un talento che spesso non c’è, bensì rendere consapevoli che essi sono espressione creativa di un vorticoso disagio mentale, di un bisogno, voce dolorosa di un’anima viva”.

Negli ultimi anni il Dipartimento di Arezzo dell’Università di Siena ha intrapreso un’intensa attività di studio e di valorizzazione del ricco patrimonio archivistico e bibliografico dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico che punta alla ricostruzione di un lungo - e per molti aspetti rivoluzionario - processo di interazione tra progettazione di spazi e strutture, evoluzione delle pratiche di cura delle malattie mentali, esperienze di vita occultata ed emarginata.
L’iniziativa sarà accompagnata da una piccola ma significativa mostra di documenti sulle creazioni artistiche dei malati e sull’utilizzo delle architetture e degli ambienti della struttura manicomiale aretina, a cura di Marica Setaro, Lucilla Gigli, che si potrà visitare anche nei giorni successivi.