Perugia, 3 dicembre 2016 -  DOVEVA essere il giorno più lungo. Quello della ‘verità’ di Francesco Rosi, reo-confesso dell’omicidio della moglie Raffaella Presta. Uccisa il 25 novembre 2015 con due colpi esplosi da una doppietta custodita sotto al letto, davanti al bambino di appena sei anni che stava facendo il bagnetto a pochi metri di distanza. Uccisa con premeditazione e per futili motivi. Ovvero per farle ‘pagare’ la sua storia con un altro uomo, secondo la ricostruzione del pm Valentina Manuali. Aggravanti, contestate, sulle quali dovrà decidere il giudice, che possono valere una condanna pesantissima. L’udienza di ieri si è trasformata in una ‘gabbia’ di dolore. Soprattutto per i genitori di Raffaella, venuti da San Donaci – nel brindisino – e costretti a restare composti e in silenzio davanti all’uomo che gli ha portato via una figlia e lasciato solo un nipotino. Anche l’imputato, presente in aula, ha mostrato segni di sofferenza quando è scoppiato a piangere.

L’AVVOCATO Laura Modena, che lo assiste, ha annunciato che Rosi vuole essere interrogato. Aveva parlato, ma solo pochi giorni dopo il suo arresto, per dire al gip di aver ucciso Raffaella d’impeto, perchè provocato dalla moglie. La procura invece ritiene che il delitto sia stato premeditato. L’ex agente immobiliare ricaricò il fucile per uccidere la moglie, dopo che il primo colpo l’aveva solo ferita. Il legale ha sollecitato un supplemento sulla perizia psichiatrica e ha annunciato la richiesta del rito abbreviato, probabilmente condizionato. Ma nel dettaglio si scenderà alla prossima udienza del 19 dicembre.

IL GIUDICE Alberto Avenoso ha ammesso le costituzioni di parte civile dei familiari di Raffaella (i genitori, i fratelli e il figlio della vittima) – assistiti dagli avvocati Carlo Ferico Grosso, Marco Brusco, Fulvio Simoni, Luigi Matteo e Erlene Galasso – ma anche del Comitato per le pari opportunità della Regione Umbria e di due associazioni (Liberamente Donna e Rav). Per queste ultime la difesa si era opposta. L’avvocato Modena ha inoltre depositato agli atti le fotografie di Raffaella, estrapolate dai telefoni dei coniugi per «dimostrare» che nei giorni in cui avrebbe subito violenze (Rosi deve rispondere anche di maltrattamenti in famiglia) in realtà non recava alcun segno sul volto; e i messaggi tra marito e moglie scaricati dai cellulari sequestrati. Dopo la chiusura delle indagini la difesa aveva anche fatto trascrivere le conversazioni tra Rosi e la Presta e tra quest’ultima e un amico.

UNA RICHIESTA forte è arrivata dalle parti civili che vogliono il sequestro conservativo dell’intero patrimonio dell’imputato. Anche perchè Rosi, sostengono, che appena dieci giorni prima dell’omicidio retrocesse a nome del padre gli immobili di maggior valore.