Prato, 24 gennaio 2016 -  PRIMA lo stupore, poi la felicità. Di certo non avrebbe mai pensato che i suoi genitori avessero scelto un luogo tanto inconsueto per custodire i propri risparmi. Una storia che sembra la trama di un film ma che è accaduta a una pratese di quarant’anni, Giovanna Pacini, che abita a Novara con la famiglia. La donna ha trovato sotterrati in giardino tre vasetti di vetro contenenti circa 17 milioni delle vecchie lire, in tagli da 100mila e 500mila lire, insieme ad alcuni santini. L’incredulità del ritrovamento si è presto trasformata nella delusione di apprendere che quei soldi altro non sono – per la Banca d’Italia – che «carta straccia».

«Li ho scoperti per caso un anno fa – spiega Giovanna – Non volevo credere ai miei occhi. Sono 16 milioni e ottocentomila lire che erano stati messi in tre vasetti di Nutella. Credo siano i risparmi dei miei genitori. Questa era la loro casa e dopo la loro scomparsa ci sono venuta ad abitare io. Di questa storia non sapevo nulla».

Giovanna è nata a Prato dove spesso si recava con la famiglia a trovare i nonni paterni. Giovanna è figlia di un carabiniere, Luigi Pacini, che prestava servizio a Prato, mentre la mamma, Agnese, era di Novara dove, poi, la famiglia si è trasferita. Nella stessa casa dove la donna ha trovato i soldi sepolti in giardino.

Dopo la scoperta Giovanna si è recata a uno sportello della Banca d’Italia a Torino per fare il cambio dalle lire all’euro. Ma lì ha appreso con stupore che il cambio non era possibile perché il decreto Monti aveva anticipato la sospensione del cambio nel 2011, anziché attendere il 2012 ossia i dieci anni dal passaggio dalla vecchia alla nuova moneta.

«La signora Pacini era fuori dai termini – spiega Giovanni Rossetti, funzionario di Agitalia, associazione di consumatori che si occupa del recupero di titoli bancari e postali, di Stato e simili a cui la donna si è rivolta – ma il decreto Monti è stato cancellato da una sentenza della Corte Costituzionale perché illegittimo. E comunque i dieci anni di scadenza, che dovevano terminare nel 2012, non fanno testo perché la possibilità del cambio scatta dal momento del ritrovamento. Ci sono vari casi in Italia di persone che sono in attesa di poter convertire le lire ma la Banca d’Italia non è in grado di reperire i fondi. Bankitalia, ha fatto sapere con una lettera, stima che ci sia un controvalore di circa un milione e duecentomila euro ancora in giro per l’Italia. Tesoretto che con il decreto Monti è stato versato al bilancio dello Stato. Con l’annullamento del decreto da parte della Corte costituzionale, la Banca d’Italia ha deciso di istituire un ufficio apposito per reperire i fondi e poter convertire il vecchio denaro ancora in circolazione. Agitalia si sta occupando di vari casi simili, alcuni con cifre ben più elevate di quelle della signora Pacini. Non siamo intenzionati ad aspettare anni prima che i consumatori possano riavere ciò che gli spetta considerando che nel resto d’Europa le vecchie valute vengono cambiate tutt’ora».

«Quei soldi sono frutto dei sacrifici dei miei genitori e non ci rinuncio per una norma illegittima», spiega Giovanna Pacini.