Massa, 13 gennaio 2018 - Brucia questa sera il falò di Sant’Ilario vicino all’oratorio sotto il castello del Piagnaro. E’ il fuoco pontremolese che anticipa gli altri di Sant’Antonio e San Geminiano, seguito particolarmente dagli abitanti del borgo antico che tradizionalmente assume un valore simbolico. Ma quest’anno sono attesi anche tanti visitatori. Soprattutto in arrivo dalla vicina Parma, dato che in molti hanno organizzato un’escursione nel territorio pontremolese e termineranno la giornata proprio applaudendo le fiamme sotto il castello che sovrasta Pontremoli.

Comincia così il tempo dei falò, una liturgia popolare che torna ogni anno a riscaldare soprattutto i cuori delle tifoserie avversarie (ovvero le parrocchie di San Nicolò e del Duomo), pronte con cori da stadio ad inneggiare alle fiammate di contrada. Quest’anno scattano precise regole per la sicurezza attivare con la collaborazione delle forze dell’ordine: le pire non potranno superare gli 11 metri di altezza e 8 di diametro alla base. Inoltre non sarà consentita la presenza di persone estranee ai gruppi di fuochisti nelle vicinanze della pira al momento dlel’acensione.

L’appuntamento con il falò di Sant’Antonio è martedì 17 alle ore 19 sotto il ponte Pompeo Spagnoli nel greto della Magra. La notizia più antica sulla tradizione dei fuochi, registrata nei documenti storici, è conservata nella Cronaca del notaio Ser Marione Ferrari che racconta i falò accesi nel 1529 per festeggiare la presa di possesso della città concessa da Carlo V a Sinibaldo Fieschi. Episodi rilevati dai documenti anche il 18 settembre 1650 nel momento in cui l’allora senatore fiorentino Alessandro Vettori arrivò a Pontremoli per il passaggio della città sotto il Granduca di Toscana. Ma a finanziare i fuochi a quei tempi era lo stesso Comune così come testimonia il «Registro delle Bullette». Il 31 gennaio, alle 19, nel giorno dedicato al patrono San Geminiano, quando l’amministrazione comunale assegnerà anche le benemerenze civiche, brucerà nel Torrente Verde la grande pira.