La Spezia, 13 marzo 2016 – Le scintille alimentate dal braciere, sempre acceso, del Pd hanno provocato una decisa fiammata anche dentro la giunta comunale spezzina. Questa volta a rimanere ‘incenerito’ è stato Andrea Stretti, dai più considerato, fino a pochi giorni fa, uomo di fiducia del sindaco e figura cardine di un equilibrio, nella composizione dell’esecutivo cittadino, ispirato alla tradizionale filosofia del ‘manuale Cencelli’: uno a te, uno a me, se avanza qualcosa ce lo giochiamo a poker. Ma, si sa, i rapporti di forza in seno alla politica sono quanto di più precario si possa immaginare, soprattutto in un partito dilaniato che si accinge a vivere la fase congressuale. E così ieri mattina, nello spazio di pochi minuti – il tempo necessario al messo comunale per consegnare a casa dell’interessato una frettolosa lettera di ‘licenziamento’ – Stretti è passato dall’essere parte della sottosezione renziana della giunta, all’essere... messo alla porta: arrivederci e grazie. «Alla base della decisione – recita una nota ufficiale diffusa nel tardo pomeriggio – l’incrinarsi di vincoli di solidarietà, il venir meno del rapporto fiduciario per divergenze politiche maturate da diversi mesi e la necessità di un rilancio delle politiche sociali e della sanità nell’amministrazione».

In effetti, che il rapporto fiduciario tra Federici e Stretti si fosse da tempo incrinato era cosa nota, almeno tra gli addetti ai lavori. Fervido sostenitore della candidatura di Raffaella Paita alla presidenza della Regione, l’ex assessore al sociale, pur senza abbandonare i renziani, negli ultimi mesi aveva iniziato manovre di progressivo avvicinamento all’area orlandiana e alla sinistra del partito. Il salto della quaglia è diventato ufficiale nel corso di una riunione dell’unione comunale che si è tenuta venerdì sera. Una riunione alla quale il segretario Luca Erba, nominato da poco capogruppo in consiglio comunale, si è presentato manifestando l’intenzione di rassegnare le dimissioni dal ruolo di coordinatore e indicando in Fabrizio Andreotti, ex presidente di circoscrizione, il proprio successore. La candidatura ha raccolto i consensi di gran parte dei presenti, tra i quali il candidato della sinistra al congresso, Federico Barli, Marcello Delfino e, appunto, Andrea Stretti. Apriti cielo. I pochi esponenti dell’ala renziana presenti alla riunione hanno alzato la voce e alla fine Erba, su suggerimento dell’assessore Luca Basile, ha ritirato le dimissioni. Ma il dado ormai era tratto, il cambio di casacca ‘ufficializzato’ e la revoca delle deleghe praticamente certa come una cambiale firmata in bianco. Federici, per altro non ha nessuna intenzione di smorzare i toni.

Sindaco, quanto ha pesato nella decisione, la volontà di imprimere un cambiamento alla gestione dell’assessorato?

«Sul sociale e nella sanità, effettivamente c’è bisogno di un’azione di governo più incisiva. Sono tematiche importanti, purtroppo finite un po’ in ombra».

La nota diffusa da Palazzo comunale però parla anche di divergenze politiche.

"Ho trovato un po’ scorretto che Stretti abbia tentato di utilizzare la propria posizione di assessore per ricavare spazi politici personali inediti nelle dinamiche congressuali. Il suo ingresso in giunta, d’altronde, è stato il frutto di equilibri condivisi".

Stretti le rimprovera di non avere condiviso a sufficienza scelte importanti che riguardavano il futuro di piazza Verdi.

«In giunta e fuori dalla giunta, sono state moltissime le occasioni per discuterne. E le proposte avanzate hanno riscosso un’adesione compatta. Stretti non ha mai espresso contrarietà. Ora capisco meglio certi suoi silenzi...».