Genova, 7 settembre 2016  - RIFORMA dei porti, la Regione Liguria dice stop. Troppo poco tempo per procedere alle fusioni, è la tesi, meglio rinviare. Così, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto secondo il quale le nuove regole entreranno in vigore il 15 settembre, la giunta Toti ha formalizzato la richiesta di moratoria di 36 mesi per le fusioni delle Autorità portuali in Liguria: Genova con Savona e La Spezia che ingloba Marina di Carrara, in Toscana. Una richiesta contro la quale si sono subito espressi sia il sindaco della Spezia («incomprensibile», l’ha definita) che la community portuale spezzina. «Chiedere a un porto come La Spezia di aspettare tre anni, o anche solo uno, prima di completare la fusione con Marina di Carrara, equivale a condannare un pilota di Formula Uno a partire dall’ultima fila. Questa si chiama penalizzazione», scrive La Spezia Port Service, che riunisce le associazioni di spedizionieri, agenti marittimi e spedizionieri doganali del capoluogo ligure.

BEN DIVERSA l’opinione del governatore ligure Giovanni Toti: «Stiamo accorpando strutture complesse con propri piani di investimento, che marciano a velocità diverse e spesso hanno procedure e regolamenti diversi. Occorre un momento transitorio». In particolare, La Spezia e Marina di Carrara sono porti che appartengono a due regioni differenti, in primis sotto il profilo urbanistico. Basti pensare che in Liguria i piani portuali sono sovraordinati rispetto ai piani regolatori dei Comuni mentre in Toscana accade il contrario: secondo Genova il modello toscano dovrebbe adeguarsi a quello ligure. Sulla richiesta di moratoria deciderà il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio. La Regione Toscana non ha invece intenzione di chiedere alcuna proroga di autonomia per i propri porti e il governatore Enrico Rossi ha definito la riforma «una legge positiva». In Toscana, oltre alla fusione di Marina di Carrara con La Spezia, è prevista la creazione dell’Autorità portuale di sistema di Livorno e Piombino.

LA RIFORMA trasforma le vecchie Autorità portuali in Autorità di sistema portuale riducendole da 24 a 15 per gestire i 57 porti di rilievo nazionale. Le Ap di sistema avranno una governance più snella che sostituisce i vecchi Comitati portuali con Comitati di gestione ristretti composti, oltre che dal presidente dell’Authority, dai soli rappresentanti della Regione, del Comune, della Città metropolitana e dell’Autorità marittima. A coordinare le azioni a livello nazionale sarà la Conferenza nazionale di coordinamento delle Adsp presieduta dal ministro. Si è intanto aperta la partita sulle nomine dei nuovi presidenti: sul tavolo del ministro sono arrivate oltre 200 autocandidature per i 15 posti a seguito del bando chiuso il 4 settembre.