Grosseto, 20 marzo 2017 - Aveva bisogno di droga. Nell’ultimo periodo, prima degli episodi più gravi, continuativamente. Per questo non ha esitato in più di un’occasione a devastare l’appartamento dove viveva con i genitori e a minacciare davanti a loro il suicidio per farsi consegnare i soldi. Anni di inferno per il padre e la madre di un trentaduenne che di recente è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per estorsione. Le cifre che chiedeva non erano elevate, ma ripetute nel tempo. In alcuni periodi anche ogni giorno. Quindici, venti o venticinque euro per acquistare quella «dose» che era diventata vitale. Il padre e la madre che sapevano a cosa quei soldi sarebbero serviti cercavano di opporsi. Di rifiutarsi. E allora iniziava l’inferno. Nei casi più «lievi» erano litigate infinite. Fino a quando un giorno il giovane non ha afferrato un’accetta e l’ha scaraventata sul tavolo di sala. Comportamento che stando a quanto emerso nel corso delle indagini si sarebbe ripetuto frequentemente.

IN UN’OCCASIONE, probabilmente quando i genitori hanno fatto maggiore resistenza, ha minacciato di uccidersi, urlando che si sarebbe imbottito di medicinali. Impossibile per i genitori sopportare questo rischio. E così hanno continuato a consegnare il denaro che veniva gettato nell’acquisto di cocaina o eroina. E un giorno dopo l’altro, la stessa scena fino a quando il padre e la madre non hanno deciso che era ora di smettere e hanno raccontato tutto. Da qui sono iniziati gli accertamenti, coordinati dal pubblico ministero Salvatore Ferraro, che hanno portato il magistrato a chiedere il rinvio a giudizio del trentenne.

L’IMPUTATO a quel punto ha chiesto di patteggiare la pena. Patteggiamento che è avvenuto nell’ udienza preliminare davanti al gup Marco Mezzaluna. Tre anni e sei mesi di reclusione e il pagamento di ottocento euro di multa per estorsione. Questo il reato contestato al figlio, che con le proprie minacce e il proprio comportamento violento, ha estorto denaro ai genitori per potersi procurare le dosi di sostanza stupefacente. Al momento dell’udienza il giovane era in regime di arresti domiciliari.