Empoli, 13 gennaio 2018 - Ci sono tredici famiglie empolesi che da sempre vivono ‘isolate’ dalla fornitura di gas e dall’illuminazione pubblica. Il fatto diventa paradossale se si pensa, primo che siamo nel 2018, secondo che nel raggio di duecento metri tutte le altre abitazioni hanno accesso ad ogni servizio. Ma in questo spicchio di territorio, che si trova al di là del cavalcavia di Carraia, in direzione di Corniola, per riscaldarsi e avere acqua calda i residenti si sono sempre dovuti arrangiare.

«Ognuno ha provveduto come meglio credeva – spiega Fabio Magnani, residente in via Carraia e portavoce di questo piccolo ‘comitato’ di cittadini –. C’è chi si è dotato di stufe o caldaie a legna, chi va avanti con il pellet, chi con gasolio o gpl, sostenendo costi spesso molto elevati e tanti disagi, soprattutto le persone anziane. Mia madre ha 90 anni e per riscaldarsi è costretta tutti i giorni a mettere del pellet nella caldaia, che poi deve essere anche ripulita. Ovviamente l’aiuto io, perché per lei l’operazione è fisicamente insostenibile, ma quando anche io non avrò più la possibilità di farlo, come faremo?».

Anche con l’illuminazione pubblica la situazione non va meglio. «In tutta la strada non abbiamo un lampione pubblico – continua Magnani –. Ne sono stati messi un paio da alcuni privati a cui il Comune, credo, corrisponda un contributo per le spese di alimentazione. Qui la strada fa una semicurva e la pochissima illuminazione ha contribuito a numerosi incidenti».

I residenti di Carraia, ormai stanchi di questa condizione di «cittadini di serie B», hanno scritto al Comune e a Toscana Energia Spa, il gestore di distribuzione del gas, per metterli a conoscenza del problema e per ‘suggerire’ loro anche una soluzione, «certi – scrivono – che comprenderete l’assurdità di tale situazione per il posto e per i tempi in cui viviamo».

«In concomitanza dei lavori di raddoppio del cavalcavia di Carraia – spiega il portavoce – pensiamo che non sia un grosso problema portare lungo la strada la tubazione necessaria per la fornitura di gas alle varie abitazioni, le quali, poi, provvederanno autonomamente ad eseguire la parte mancante per arrivare alle loro proprietà». In tempi di tanto fervore per le infrastrutture, magari sarebbe il caso di dare un occhio anche a queste tredici famiglie.

Irene Puccioni