Vinci, 17 maggio 2017 - Il banco è saltato definitivamente nella mattinata di martedì 16 maggio. Nel momento in cui i sindacati e una delegazione di lavoratori della Cartotecnica Maestrelli si stavano recando a Firenze per discutere intorno a un tavolo regionale l’accordo sul licenziamento collettivo, i proprietari della ditta con sede in viale Togliatti a Sovigliana erano a Empoli, nell’ufficio del loro avvocato. Le parti si sarebbero dovute incontrare nel capoluogo e mettere nero su bianco un accordo economico trovato a parole due giorni fa, ma non è successo, ed è la seconda volta.

E’ accaduto invece che una mail, arrivata qualche minuto prima dell’orario stabilito per l’incontro, abbia scatenato un putiferio. «Noi non veniamo, chiediamo scusa»: questo era sostanzialmente il testo della missiva, firmata dai proprietari, che sindacati e dipendenti hanno accolto come una doccia gelata.

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Tanto è bastato quindi per scatenare la rabbia dei lavoratori, che una volta tornati in ditta hanno inscenato una veemente (ma comunque pacifica) protesta. Un sacchetto della spazzatura che vola nel giardino di fronte alla fabbrica, i tamburi che battono a ripetizione, le sirene che risuonano e che stordiscono: gli operai non ne possono più e tuonano nei confronti dei coniugi Maestrelli, che vivono accanto allo stabilimento ed hanno la maggioranza delle quote societarie.

Sono loro che avrebbero dovuto presentarsi in Regione per trattare il licenziamento, anche perché l’amministratore delegato Cesare Michelin è uccel di bosco da quasi un mese. A un certo punto intervengono anche le forze dell’ordine, richiamate dagli stessi proprietari, con tre pattuglie dei carabinieri e una volante della polizia. Anche loro comprendono la rabbia dei lavoratori, ma devono assicurarsi che tutti mantengano la calma: obiettivo raggiunto. Così, intorno alle 13, poliziotti e carabinieri se ne vanno e gli operai, placate le acque, preparano il pranzo davanti ai cancelli della ditta.

Ma come mai i Maestrelli non si sono presentati? Il motivo, almeno ufficialmente, pare lo stesso che aveva addotto l’amministratore Michelin: l’accordo per il licenziamento è un provvedimento straordinario che non può essere fatto dalla proprietà in sede di concordato senza l’autorizzazione del giudice.

«Funzionari della regione – dicono gli operai – ci hanno spiegato invece che non è così. Avrebbero potuto firmarlo eccome». I dipendenti, in pratica, chiedono la possibilità di svincolarsi dall’azienda a costo zero per entrambi, senza avere quindi l’obbligo del preavviso. Per farlo erano disposti anche a rinunciare a una delle mensilità che ancora devono ricevere. La ditta dice no e il motivo potrebbe essere legato agli oltre 700mila euro di liquidazione complessiva che spetta ai 33 dipendenti, diventati nel frattempo 32 perché uno di essi ha trovato lavoro e ha preferito licenziarsi. «Non abbiamo mai visto una cosa del genere in zona – dice Salvatore D’Amico della Cgil – perché è dal 3 marzo che questa azienda rifiuta il confronto in tutte le sedi. E’ una cosa gravissima».