Arezzo, 14 novembre 2017 - Non c'è pace dietro al Baldaccio. Neanche il sudatissimo atto consensuale che ne dispone il ritorno anticipato al Comune chiude una vicenda che si trascina da anni sulla scena aretina. L’ultimo colpo di scena arriva dai revisori dei conti: che con un referto ufficiale e riccamente motivato contestano l’ultima pagina del «libro», la delibera approvata a maggioranza in comsiglio comunale, provano a strappare il lieto fine e mandano tutti gli atti alla Procura e a quella presso la Corte dei Conti. Ipotizzano irregolarità gestionali e chiedono sia valutata l’esistenza di danni patrimoniali o addirittura responsabilità penali.

A comunicarlo ai capigruppo il presidente del consiglio comunale Alessio Mattesini, a portare tutto allo scoperto è stato il Pd. Chiedendo sostanzialmente che sia il sindaco a spiegare cosa sia successo. E a farlo oggi, che è anche giorno di consiglio comunale. Come ha fatto puntualmente: ha confermato "che si è trattato solo di un equivoco, era un atto sul quale non era dovuto il parere dei revisori dei conti". 

Quindi? Proviamo a ricostruire, per quanto possibile, la vicenda. I revisori già due volte in passato avevano bocciato la linea del Comune: e gli esiti della transazione in corso, ipotizzando possibili danni patrimoniali per l’ente. Doppia bocciatura dopo la quale lo stesso Comune ha deciso di adottare una strada parzialmente diversa. Pur volendo comunque completare il passaggio dal privato al pubblico, ha imboccato la via della parziale risoluzione consensuale. Occhio, perché è intorno a questo aggettivo che forse si gioca la vicenda.

Secondo i revisori la sostanza dell’atto (qualunque ne si a la forma) non cambia, anzi la vedono come un modo per aggirare l’ostacolo, i loro no, e tagliare il traguardo. Secondo il Comune la sostanza cambia nel metodo e nel merito. «Il sindaco – spiega dall’ufficio legale l’avvocato Stefano Pasquini – è tenuto a chiedere un parere solo nel caso di una transazione: e qui non solo non c’era più transazione ma non c’è mai stata una lite, come dimostra tutto l’excursus della vicenda».

Linea blindata dalla consultazione di un notaio. «E comunque il parere dei revisori non è comunque vincolante». E in effetti i revisori nella contestazione si chiederebbero anche perché mai non sia stato adottato l’atto «in contrasto» con il collegio, come ha fatto di recente anche la Provincia: e ipotizzano un ostacolo alla loro attività di vigilanza o addirittura un modo per sottrarre quel parere alla conoscenza del consiglio, specie profilando che non si potesse escludere un danno patrimoniale. Il Comune non ci sta.

Dice che l’atto è cambiato anche nella sostanza, dall’entità della posta di bilancio ai finanziamenti esterni per intervenire sulla ristrutturazione del multipiano fino al possibile inserimento nell’area di un progetto edilizio più complessivo e che avrebbe portato le sue brave opere di urbanizzazione. Un testa a testa punto per punto: che i revisori portano fino alle spese sostenute negli anni per motivare nel modo migliore i loro precedenti pareri e alla richiesta di chiarimenti sul ruolo giocato nella partita dal nuovo segretario generale.

Risposta al servizio? Le motivazioni dei revisori sono state riccamente esposte e controdedotte: e fa scudo al funzionario, fino (ma su questo non c’è una conferma ufficiale) a non escludere la possibilità di farlo anche per via giudiziaria. Un duello. Che è approdato in Procura, anche se dovrebbe comportare l’apertura di un’inchiesta ma senza indagati e avvisi di garanzia, non essendoci almeno per ora il profilo del vantaggio a favore di qualcuno.

Duello che il gruppo Pd, pur non entrando nel merito, definisce «un conflitto istituzionale senza precedenti tra organi dell’amministrazione». In mezzo, stavolta suo malgrado, lui, il povero Baldaccio: le auto continuano a non arrivare, i fulmini e le beghe sì. E uscendo non passano neanche dalla cassa automatica.